giovedì 19 dicembre 2013

Le nuove Linee Guida anti-omofobia e un grottesco caso di manipolazione





Come sapete, il Ministero delle Pari Opportunità (detto anche Ministero della propaganda gay) ha da poco diffuso le nuove Linee Guida per i giornalisti. Nel bellissimo documento si fa sfoggio di una quasi perfetta neolingua orwelliana che i giornalisti devono imparare ad usare e – soprattutto – inculcare al pubblico. Essi infatti non si devono permettere di usare espressioni efficaci che in quanto tali potrebbero offendere la sensibilità Lgbt. 

Un caso di neolingua

Ad esempio, come definire il fatto che le coppie gay abbiano l’abitudine di pagare una donna povera perché si faccia impiantare l’embrione che hanno fatto creare ad hoc in qualche laboratorio? Di fatto è una forma di utero in affitto, in cui la donna viene usata a mò di forno. Ma niente da fare, questa è un’espressione “dispregiativa”. Molto meglio parlare di “gestazione di sostegno” che rende meno l’idea ma dà un tocco di anestetizzante. 

Va bene, ma che differenza fa? Direbbe Nanni Moretti che “le parole sono importanti”. Pretendere di dire ad un giornalista quali parole usare vuol dire controllarlo. Il principio della neolingua è proprio quello di rendere impossibile lo psico-reato eliminando tutte le parole in grado di esprimere un pensiero indipendente. Se un giornalista non può parlare di affitto, di fatto non può criticare quella pratica. E l’obiettivo è proprio questo, tanto che nel documento si afferma esplicitamente che il giornalista è solo un neutro strumento della notizia che non ha diritto di esprimere opinioni. Tranne quelle che gli vengono fornite dalle associazioni gay che devono essere tempestivamente interpellate in caso di dubbi. 

Estremo tentativo negazionista

Eppure c’è chi prova a negare tutto. In particolare il sito “Giornalettismo” si lancia in una tragicomica difesa delle Linee Guida secondo due binari: prima di tutto, non c’è niente di male ad imporre un glossario (anche se dagli esiti grotteschi, come quello di non parlare del trans o della trans in luogo della meno equivoca “persona transessuale”); e poi nel testo non c’è niente di quanto denunciato dalle testate cattoliche. A questo punto la sventurata giornalista compie il doppio errore che un buon disinformatore non dovrebbe mai fare: mettere il link del testo che si vuole manipolare, senza per giunta averlo nemmeno letto per bene. Così si scopre che nel documento è scritto davvero tutto quello che le agenzie cattoliche hanno riportato (implicito divieto del contraddittorio, lista di parole proibite, imposizione dell’edulcorato linguaggio Lgtb, che cosa bisogna fotografare ad un gaypride, inculcamento dell’idea che tutto quello che ai gay non piace è “luogo comune” ecc..) ma la nostra simpatica attivista lgtb prestata al “giornalismo” sembra vedere solo le sentenze citate a scopo intimidatorio (del tipo la Corte Europea dice che il Sole gira intorno alla Terra, quindi dovete tornare all’eliocentrismo). 

Finalmente l’amabile paladina dei diritti spara il suo colpo migliore:

“Dove è la questione proposta dall’onorevole “il matrimonio non esiste in natura, mentre in natura esiste l’omosessualità”? Non figura…”.

Affermazione che si trova esattamente a pagina 15 in bella evidenza, in quanto scema citazione di un “giurista” (dell’Avvocatura Lgtb, ma è un puro caso). 

Non paga del disastro, cerca di mettere una pezza anche sul tema del contraddittorio:

Dove si censurano persone che la pensano differente sui diritti LGBT?A pagina 19 si parla anche di contradditorio: «Se c’è chi difende i diritti delle persone LGBT si dovrà dare voce anche a chi è contrario. Questo, però, non è affatto ovvio».

La nostra avventuriera non si avvede che la frase che ha riportato in grassetto è il ragionamento dei media secondo il testo delle Linee Guida. Ragionamento stigmatizzato da quel “non è affatto ovvio” e dalla seguente citazione di un tale scrittore (gay, lo avreste mai immaginato?) secondo cui il contraddittorio su questi argomenti non è più necessario e basta una “scelta puramente politica” a tacitarlo. 

Informazione a forma di cuore
 
Abbandonando questo curioso mix di malafede e incompetenza, un’altra cosa che colpisce è la grafica di questo documento. I poveri giornalisti dovranno prendere ordini da un documento pieno di cuori arcobaleno, di stilizzate coppiette gay che si tengono la mano. 

Tempi davvero duri per la libertà di informazione.




Leggi anche:

La lobby gay imbavaglia i giornalisti 

Sintesi delle linee guida

Il documento delle Pari Opportunità