mercoledì 18 dicembre 2013

Educazione del gatto




Tratto da Giovannino Guareschi, Mondo Candido 1948-1951, pp. 422-423



Affidammo a una nostra amica che abitava in Liguria la gestione estiva della Pasionaria. La signora Marcella era presente alla cerimonia della partenza e cosi ebbe occasione di esprimere a Margherita e a me il suo stupore provocato dalle ultime disposizioni impartite dalla Pasionaria.
– Se il gatto è un gatto, niente. Se invece il gatto è una gatta e fa le uova, scrivimi! - mi disse infatti la Pasionaria. E ciò indignò la signora Marcella.   – È riprovevole - affermò - che all'età di oltre sei anni una futura madre di famiglia non sappia distinguere un gatto da una gatta e reputi in perfetta buona fede che, per quanto riguarda la riproduzione, le gatte si comportino come le galline e i canarini. Certe particolarità tecniche basilari debbono essere ben chiare sin dalla tenera età.
Margherita non trovò preoccupante la cosa.
– L'importante - disse - è che lo sappia la gatta che, per mettere al mondo dei gattini, non deve comportarsi come una gallina.
Confesso che a me il discorso pareva sufficientemente logico e rassicurante.
Ma la signora Marcella non era dello stesso parere.
– Questo sistema di tenere i bambini all'oscuro di tutto - affermò - è deprecabilissimo. Specialmente nel caso particolare di una creatura che dovrà diventare una madre di famiglia. Anche gli educatori più rigidi sono oramai del parere che i bambini vanno, col dovuto riguardo, informati anche a questo proposito.
– Anche gli educatori più rigidi sono una masnada di sporcaccioni - disse Margherita. – Alla gatta nessuno ha fatto dei corsi di educazione sessuale eppure non farà certamente le uova, ma si comporterà come debbono comportarsi le gatte. Nessuno mi ha mai parlato, quando ero bambina e ragazza, di queste porcherie, eppure quando è stato il momento, non mi è neppure passata per l'anticamera del cervello fare le uova come una gallina o un canarino.
La signora Marcella non è un tipo adatto a questo genere di ragionamento.
– Come può difendersi, quando venga a improvviso contatto con la brutalità e le insidie della vita, una ragazza allevata in un clima di favola?
Margherita non si turbò.
– E lei, signora, come si è difesa pure essendo stata allevata in un clima di favola come sono stata allevata io?
La signora Marcella rispose che quelli erano altri tempi e Margherita ribatté che, per quanto riguardava certe particolarità tecniche, non le risultava che vent'anni fa le cose funzionassero diversamente da adesso.
– Chiunque toglie una illusione a un bambino è il più sudicio miserabile che possa esistere al mondo. Le illusioni e le favole della fanciullezza sono come le fondamenta delle case: nessuno le vede ma sono quelle che sostengono la baracca.
La signora Marcella era indignata.
– Illudere è delitto! - esclamò.
La signora Marcella aggiunse ancora molte cose: tutte quelle che si leggono ormai da tante parti e che, da chiunque vengan spiegate, danno un pesante senso di nauesa. Sono le teorie malsane dei pianificatori del sesso che pullulano in ogni Paese.
– lo racconterò ai miei bambini favole fino a quando avranno vent'anni – concluse Margherita.
– Me le ricordo tutte quelle che hanno raccontato a me. Adesso so che sono favole, che sono fantasia, eppure sono le cose che ricordo con gioia e che mi aiutano a superare le svolte più dure della realtà.