lunedì 23 settembre 2013

L'emendamento Gitti e l'autoritarismo dell'Arcigay

Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente, ovvero assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione, ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni.


 Da anni si discute in Parlamento sulla famigerata legge contro l’omofobia che, fingendo di voler tutelare le persone omosessuali da violenze e discriminazioni, ha come obiettivo la creazione del reato d’opinione. Per sconvolgere l’ordine costituzionale e imporre il matrimonio gay è indispensabile fornire le associazioni gay di una legge che permetta di punire qualsiasi forma di dissenso.


La prova, se mai ve ne fosse bisogno, sta nell’opposizione isterica all’emendamento Gitti da parte delle suddette associazioni e dei girini (5 Stelle). Come potete leggere sopra, si tratta di un semplice emendamento che – in maniera peraltro maldestra – cerca di chiarire che la legge Mancino integrata con l'aggravadnte per l'omofobia dovrebbe essere applicata comunque nel contesto costituzionale che prevede ancora cose come la libertà d’opinione. In altre parole, la legge deve punire chi insulta e chi incita all’odio e alla violenza: non chi è semplicemente contrario ai matrimoni gay oppure osa professare una moralità diversa da quella dell’Arcigay. Da un punto di vista strettamente costituzionale, sono permesse anche le concezioni morali più bislacche: per me può essere un peccato giocare a calcio, i calciatori di tutto il mondo hanno il diritto di vedermi come uno spostato ma questo non basta per mandarmi in galera.


Giustamente, quindi, gli attivisti gay lamentano il tentativo di svuotamento della legge che – nelle loro intenzioni – deve colpire soprattutto il cittadino comune che magari non vede di buon occhio che suo figlio a scuola venga bombardato di propaganda gay (del tipo "padre-madre = omofobia", meglio genitori 1 e 2) . E ancora di più il nemico numero uno: la Chiesa. Per questo hanno definito quello di Gitti un emendamento “salva vescovi”, cosa che denuncia in maniera inequivocabile l’intento degli attivisti gay di servirsi delle leggi dello Stato per un intervento punitivo e intimidatorio contro un soggetto che ha il diritto di esistere (sempre secondo la Costituzione).


E tutto questo, per un emendamento che forse ha a sua volta un profilo di incostituzionalità a causa dell’espressione “all’interno” che potrebbe essere intesa come la concessione di una libertà catacombale. In altre parole, in sagrestia si potrebbe dire ad un ragazzo che è peccato andare con i camionisti ma non in pubblico (come già potrebbero essere considerate una semplice omelia o una lettura biblica).


A prescindere, inoltre, dal fatto che si tratta di una garanzia facilmente aggirabile. Molto probabilmente, se questo sarà il testo definitivo, un giudice italiano o europeo potrà facilmente depennare l’emendamento magari perché ritenuto in contraddizione col resto della legge (come, per esempio, sta avvenendo in maniera indebita con la Legge 40 sulla fecondazione artificiale). Oppure perché “lo chiede l’Europa”, infatti molti paesi di eurolandia hanno leggi simili e si viene arrestati anche se si osa solo riportare versetti biblici praticamente sotto censura. E l’Italia deve adeguarsi perché il sistema non può tollerare falle e sacche di resistenza. Così l'Arcigay e i suoi complici gettano definitivamente la maschera e mostrano di voler punire qualunque opinione diversa dalla loro, anche se non istiga "all'odio e alla violenza". E volendo tacitare ogni dibattitto con la forza bruta dello Stato, dimostrano tutta la fragilità dell'ideologia lgtb.