mercoledì 11 settembre 2013

La sociologia e i complotti internazionali



Ormai da secoli il complottismo riesce con le sue tesi a catturare le coscienze di larga parta della popolazione, cosa che – se adeguatamente sfruttata a livello politico – può portare ad esiti disastrosi. Nell’articolo che segue, il grande sociologo Massimo Introvigne ci spiega perché – mentre la storia umana conosce i “microcomplotti” –  quelli internazionali di cui sempre più si vagheggia siano impossibili e appartengano solo al mondo dell’immaginazione. Il perché è presto detto: un complotto degno di questo nome si regge sul segreto. Ma un segreto può restare tale solo se custodito da non più di qualche centinaio di persone, oltre quel numero la rivelazione è inevitabile.

Quindi un complotto internazionale dovrebbe far leva solo su un numero ristretto di persone, talmente ristretto da essere condannato alla ininfluenza. Infatti il mondo è un posto troppo complesso per essere governato da pochi, e anche gli uomini più potenti – di qualsiasi ambito, di quello politico come quello economico – devono fare i conti con altri poteri e soprattutto con l’imprevedibilità della storia umana. Solo un ingenuo come Borghezio può credere che il mondo sia governato da cento persone e non da una pluralità di poteri piccoli e grandi in conflitto tra loro (com’è inevitabile che sia). Nemmeno gli stati totalitari sono mai riusciti a mettere sotto controllo ogni aspetto della vita umana, eppure erano investiti di un potere pressoché assoluto: come potrebbero riuscirci questi groppuscoli costretti ad agire nel segreto?

Le teorie del complotto e la visione «complottista» della storia sono oggetto di una vastissima letteratura(1), e hanno trovato negli ultimi anni il loro principale studioso nel sociologo americano Michael Barkun (2). La sociologia maggioritaria definisce il «complottismo» come il tentativo, per definizione minoritario, di conservare in diversi campi del sapere umano — ma principalmente nella storia e nella scienza — elementi del rejected knowledge, della «conoscenza scartata», cioè le ipotesi che la comunità scientifica nella sua vasta maggioranza — mai nella totalità, perché l’espansione del numero delle cattedre e dei docenti fa sì che se ne trovi sempre anche qualcuno a sua volta complottista —, dopo averle esaminate, ha respinto come spiegazioni false o inadeguate della realtà. Il complottista immagina che il rigetto della teoria cui è affezionato non sia avvenuto perché, seguendo i suoi normali e consueti modi di funzionamento, la comunità scientifica è riuscita a «falsificarla», nel senso di provarla come falsa, ma perché la maggioranza degli studiosi — nonché dei mediache riportano le loro conclusioni, e delle istituzioni politiche, professionali e religiose che ne tengono conto — partecipa a un vasto complotto dietro cui si celano «sette» misteriose ma potentissime, interessi inconfessabili o poteri capaci di punire con la morte chiunque non obbedisca.

Mentre «microcomplotti», che coinvolgono un numero relativamente limitato di persone, si verificano quotidianamente in molteplici ambiti — è possibile ed è avvenuto, per esempio, che una decina di colleghi gelosi si mettano d’accordo per impedire a un docente di farsi strada pubblicando un suo articolo su una rivista prestigiosa — i «macrocomplotti» di cui propriamente postula l’esistenza il complottista e che dovrebbero coinvolgere migliaia o anche milioni di persone sono tecnicamente impossibili. Come già metteva in luce la «sociologia del segreto» del sociologo tedesco Georg Simmel (1858-1918), un segreto può essere davvero mantenuto solo da un numero ristretto di persone, al più, qualche centinaio: un segreto noto a migliaia di persone non è più tale, perché è statisticamente certo che qualcuno lo svelerà (3). Il complottismo non ha dunque alcuna plausibilità scientifica: ma ha un grande interesse sociologico, perché è sempre il sintomo di profondi disagi — personali quando si tratta di manie individuali, sociali quando le teorie del complotto sono condivise da migliaia di persone — che vanno studiati e affrontati come tali.

Massimo Introvigne - La malattia dell'Occidente. L'11 Settembre e le teorie del complotto 


Nel prossimo articolo, ci chiederemo chi è che mette in giro le teorie complottiste e perchè lo fa. 


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