venerdì 9 agosto 2013

Sulle vittime dell'Inquisizione spagnola


Quante furono le vittime imputabili all’lnquisizione? I lavori pubblicati nell’ultimo trentennio consentono di affrontare la questione, se non proprio con sicurezza, quanto meno con obiettività. All’inizio del XIX secolo Llorente, nella sua Historia critica de laInquisitcìon en Espana, fu il primo a tentare di rispondere con precisione. Conosceva bene gli archivi del Sant’Uffizio, per aver ricoperto cariche di responsabilità in quella istituzione. Ecco le cifre che ci fornisce: 340.592 vittime dalle origini (1480) al 1815, con le seguenti precisazioni: 31.913 individui arsi fisicamente, 17.659 in effigie, 291.021 riconciliati o condannati a pene minori. Llorente aggiungeva che la repressione era stata particolarmente severa nel corso degli anni 1483-1498; in questo periodo, in cui a ricoprire la carica di inquisitore generale era stato Torquemada, c'erano stati 8800 arsi sul rogo e 9654 condannati a pene varie. 
A partire dalla metà del XIX secolo le cifre fornite dal Llorente vennero contestate come assolutamente esagerate. Nel suo libro sul cardinal Ximenes un autore cattolico come Joseph Karl Hefele, che passa per un apologeta del Sant’Uffizio, così come anche un protestante come Peschel, convengono su questo punto. Per Peschel il numero delle persone arse dal 1481 alla morte della regina Isabella (1504) non avrebbe superato le duemila. Anche Graetz parla di duemila vittime che sarebbero morte sul rogo, ma solo al tempo di Torquemada. All’inizio del XX secolo, Lea criticò il metodo di Llorente. Avendo a disposizione documentazioni lacunose, Llorente era partito dai dati forniti dal cronista Bernáldez e, in seguito, dallo storico Mariana; aveva calcolato la media annua delle vittime quale risultava da queste fonti e ne aveva fatto un’estrapolazione per gli anni sui quali non esistevano informazioni. Si basava dunque sul presupposto che l’attività del Sant’Uffizio avesse sempre avuto la stessa intensità negli anni dell’insediamento, il che non corrisponde al vero. Senza averlo fatto deliberatamente, Llorente aveva esagerato di molto il numero delle vittime. Per il periodo che va fino al 1560 circa non si hanno dati statistici precisi; la maggior parte degli archivi sono scomparsi; i cronisti coevi riportano informazioni frammentarie e non sempre corredate di dati esatti su1l’attività dei primi tribunali; altre fonti sono più sicure, come per esempio le note che Klaus Wagner scoprì in margine ai registri di Siviglia: vi si fa spesso riferimento ad avvenimenti quali autodafé, con l’indicazione del numero delle vittime. Si sa che la repressione fu particolarmente dura e sanguinaria nel periodo dell’insediamento

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A partire dal 1560 fino alla fine del XVII secolo i tribunali erano obbligati a inviare alla Suprema rapporti periodici- relaciones de causas — nei quali descrivevano sommariamente i processi in corso, i nomi degli accusati, la natura dei reati, le sentenze pronunciate, e così via. Nel XVIII secolo le allegazioni (alegaciones fiscales) fornite dagli accusatori presentano caratteristiche analoghe. Se queste fonti non contengono sempre statistiche rigorose, permettono tuttavia di valutare con ragionevole approssimazione il numero delle vittime. Lo abbiamo già detto: in una ventina di anni, tra il 1481 e il 1500, ricorrendo a una repressione durissima, l’Inquisizione risolse il problema dei giudaizzanti spagnoli; e, d’altronde, questo era lo scopo per il quale era stata creata. A partire dal 1500 questa categoria di eretici non figurò più che a titolo residuo nell’attività dei tribunali; ritornò in primo piano con l’arrivo dei conversos portoghesi negli ultimi anni del XVI secolo. Nel frattempo il Sant'Uffizio aveva rivolto la sua opera contro gruppi minoritari – quali gli illuminati e i protestanti –, o contro numerosissimi Vecchi Cristiani perseguiti per affermazioni scandalose, bestemmie, omosessualità, superstizione, stregoneria... ma questi ultimi reati venivano puniti con pene leggere. I moriscos, accusati di ritornare all’islam, furono puniti meno duramente dei giudaizzanti. Questo stato di cose spiega la decisa diminuzione delle condanne a morte tra il 1500 e il 1580. Dopo questa data e fino ai primi decenni del XVIII secolo i giudaizzanti di origine portoghese furono oggetto di una repressione che, pur essendo cruenta, era lungi dal toccare il livello degli anni 1480-1500.

 Dobbiamo a Jaime Contreras e a Gustav Henningsen le ricerche più serie per riuscire a valutare il numero delle vittime dell’Inquisizione spagnola. Basandosi sulle relaciones de causas, i due storici giunsero a stimare che tra il 1540 e il 1700 il Sant'Uffizio perseguì 49.092 individui. Procedendo a estrapolazioni prudenti per l’epoca anteriore e quella posteriore, calcolarono che furono intentati in totale 125.000 processi. Tre volte meno di quanto aveva suggerito Llorente. In tali processi le frasi scandalose e le bestemmie erano in testa e rappresentavano, a quanto sembra, il 27 % del totale. Venivano poi i colpevoli di maomettismo (24 %), i giudaizzanti (10%), i luterani (8 %) e infine coloro che praticavano i superstizioni diverse, tra cui la stregoneria (8%). Per quanto riguardava le pene inflitte, Contreras e Henningsen stimano che la pena di morte sia stata inflitta nel 3,5% dei casi, ma che solo l’1,8% dei condannati sarebbe stato effettivamente giustiziato; gli altri sarebbero stati arsi in effigie. In altri termini, tra il 1540 e il 1700 sarebbero state giustiziate 810 persone. Noi sappiamo che le condanne a morte erano state numerosissime prima del 1500 e che se ne ebbero ancora alcune dopo il 1700. E dunque ragionevole stimare in meno di diecimila le condanne a morte con relative esecuzioni pronunciate dall’Inquisizione nel corso della sua storia.

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Si è ben lontani dalle cifre solitamente proposte. A titolo di confronto, le guerre di religione in Europa avrebbero fatto decine di migliaia di vittime. La sola notte di San Bartolomeo (24 agosto 1472) ne avrebbe causato almeno tremila a Parigi, oltre a quelle nelle altre città della Francia. Alla fine del XIX secolo il romanziere Uan Valera dichiarava: « Il numero di tutti i mori, ebrei ed eretici perseguiti e arsi in Spagna nel corso di trecento anni è lungi dall’eguagliare il numero delle streghe bruciate in Germania ».

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Joseph Perez, Breve storia dell’Inquisizione spagnola, pp. 172-178


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