martedì 27 agosto 2013

Agostino e il perdono II



Soprattutto a voi che vi approssimate a ricevere il battesimo diciamo: " Perdonate di cuore ogni offesa ". Anche voi, fedeli, che per l'occasione ascoltate questa preghiera e la nostra spiegazione, perdonate dal fondo del vostro cuore tutto ciò che potete avere contro qualcuno. Perdonate nell'intimo vostro, ove penetra lo sguardo di Dio. Talora infatti l'uomo perdona con la bocca, ma conserva l'odio nel cuore; perdona con la bocca a motivo degli uomini, ma conserva l'odio nel cuore perché non teme lo sguardo di Dio. Rimettete veramente tutto ciò che avete ritenuto fino a questi giorni, rimettetelo almeno in questi giorni. Non avrebbe dovuto tramontare il sole sopra la vostra ira 19, eppure sulla vostra ira sono passati già molti soli! Passi una buona volta anche la vostra ira, ora che celebriamo i giorni del gran Sole, di quel Sole di cui la Scrittura dice: Sorgerà per voi il Sole di giustizia e la salvezza sotto le sue ali 20. Che vuol dire: Sotto le sue ali? Vuol dire: " sotto la sua protezione ". Ecco perché nel salmo è detto: Proteggimi sotto l'ombra delle tue ali 21. Altri, invece, predetti dal libro della Sapienza, i quali nel giorno del giudizio futuro si pentiranno, ma troppo tardi e proveranno un rammarico inutile, che cosa diranno mentre si pentiranno e sospireranno nel tormento dello spirito? Diranno: " Che ci ha giovato la superbia e quale utilità ci ha arrecato l'aver menato vanto della ricchezza? ". Tutte queste cose si son dileguate come ombra 22. E tra le altre cose diranno: Ci siamo sviati fuori dalla via della verità e la luce della giustizia non è brillata per noi, né il sole è sorto per noi 23. Quel sole sorge per i giusti, mentre il sole visibile Dio lo fa sorgere ogni giorno sui buoni e sui cattivi 24. Solo i giusti avranno il diritto di vedere il Sole [di giustizia]: adesso facciamo sì che questo abiti nel nostro cuore mediante la fede. Se dunque vai in collera, questo sole non tramonti nel tuo cuore sopra la tua collera: Non tramonti il sole sopra la vostra ira 25, per evitare che tu vada in collera e tramonti per te il Sole di giustizia e tu resti nelle tenebre.



Vincere l'ira e l'odio.



7. 8. Ma non crediate che la collera sia una cosa da nulla. Il mio occhio, dice il profeta, è turbato per l'indignazione 26. Se l'occhio di uno è turbato, non può vedere il sole e, se si sforzerà di vederlo, ne proverà dolore e non piacere. Che cos'è l'ira? È il desiderio sfrenato di vendicarsi. L'uomo desidera vendicarsi: eppure Cristo non si è ancora vendicato, non si sono ancora vendicati i santi martiri. La pazienza di Dio aspetta ancora la conversione dei nemici di Cristo, la conversione dei nemici dei martiri: chi siamo noi per cercare la vendetta? Se Dio cercasse di vendicarsi di noi, dove andremmo a finire? Colui, che non ci ha fatto alcuna offesa, non desidera vendicarsi di noi e noi invece, che quasi ogni giorno offendiamo Dio, cerchiamo di vendicarci? Perdonate dunque, perdonate di cuore. Se sei adirato, non peccare. Adiratevi, ma non peccate 27. Adiratevi come uomini, se l'ira ha il sopravvento su di voi, ma non peccate conservando l'ira nel cuore - poiché se la conserverete, la conserverete contro di voi - mettendovi così nella condizione d'impedirvi l'accesso alla luce di Dio. Perdonate dunque. Che cos'è l'ira? Il desiderio sfrenato di vendetta. Che cos'è l'odio? L'ira inveterata. Se l'ira è divenuta incallita, si chiama ormai odio. Sembra che ciò lo confessi il profeta, il quale, dopo aver detto: Il mio occhio è turbato per l'indignazione, aggiunge: Sono invecchiato tra tutti i miei nemici 28. Ciò che era solo ira all'inizio, divenne odio perché s'era mutato in un sentimento inveterato. L'ira è una pagliuzza, l'odio invece è una trave. Talora rimproveriamo uno che va in collera, ma noi conserviamo l'odio nel cuore, mentre Cristo ci dice: Tu vedi la pagliuzza nell'occhio di tuo fratello e non vedi la trave nel tuo occhio 29. Come mai la pagliuzza è cresciuta fino a diventare una trave? Perché non è stata sradicata subito. Poiché hai permesso che il sole sorgesse e tramontasse tante volte sopra la tua collera, l'hai fatta diventare inveterata, hai accolto sospetti temerari e così hai innaffiato la pagliuzza, con l'innaffiarla l'hai nutrita, col nutrirla ne hai fatto una trave. Trema almeno sentendo queste parole: Chi odia il proprio fratello è un omicida 30. Non hai sguainato la spada, non hai fatto una ferita nella carne, non hai rovinato il corpo con qualche percossa: nel tuo cuore c'è solo il pensiero dell'odio, eppure sei ritenuto colpevole di omicidio; sei colpevole agli occhi di Dio. Quel tuo fratello è in vita ma tu l'hai ucciso. Per quanto dipende da te, tu hai ucciso colui che odiavi. Emendati, correggiti! Se nelle vostre case vi fossero scorpioni o aspidi, quanto vi affatichereste per ripulirle e potervi abitare sicuri! Vi adirate e l'ira s'invecchia nei vostri cuori, si trasforma in tanti odi, in tante travi, in tanti scorpioni, in tanti serpenti: e voi non volete purgare la casa di Dio, il vostro cuore? Fate dunque ciò che è detto: Come anche noi rimettiamo ai nostri debitori, e allora dite con sicurezza: Rimetti a noi i nostri debiti. Poiché su questa terra non potete vivere senza debiti. Ma altri sono quei peccati gravi che è bene vi siano rimessi nel battesimo, e dai quali dovete essere sempre lontani, altri invece sono i peccati quotidiani, senza i quali quaggiù non si riesce a vivere, e per i quali ci è necessaria la preghiera quotidiana, con il patto, con l'accordo ch'essa contiene, in modo tale che, come si dice gioiosamente: Rimetti a noi i nostri debiti, così si dica veracemente: Come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori. Finora abbiamo parlato dei peccati passati, che dire degli altri?


Sant'Agostino, Discorso 58