lunedì 10 giugno 2013

Patrimoni della chiesa (protestante)



Se si facesse un sondaggio, probabilmente scopriremmo che buona parte degli italiani è convinta che la Chiesa – se solo lo volesse – potrebbe ipso facto risolvere il problema della fame nel mondo: in che modo? Semplice, vendendo tutte le sue proprietà. In questo articolo non voglio certo commentare un’idea così demagogica ma provare a fare un ragionamento diverso. Se la Chiesa è così ricca da poter essere accusata di affamare il resto del mondo (!), come se la passano le chiese protestanti? Basta fare qualche ricerca per scoprire che nemmeno le chiese riformate storiche se la passano poi tanto male.

In un articolo del sito protestante voce evangelica, si riportano le conclusioni di un interessante studio del settimanale francese Reforme. È emerso che tutte le grandi chiese europee sono impegnate in ingenti investimenti finanziari ed immobiliari.


Protestanti francesi


In Francia, l’Unione delle chiese protestanti d’Alsazia-Lorena (Uepal) mantiene i suoi stabili tramite gli “affitti del suo importante patrimonio immobiliare”. La Chiesa riformata di Francia (Erf) ha creato un fondo comune di investimento che “gestisce 11 milioni di euro di valori immobiliari”. E un po’ tutte le chiese d’Oltralpe investono in una società di microcredito.


Svizzeri all’attacco


Più attive, invece, le chiese svizzere che promuovono vere e proprie scalate comprando le azioni di “società di cui contesta la politica per cercare di trasformarle dall’interno”. Come sarebbe già avvenuto con la Nestlè (cosa accadrebbe se la Chiesa cattolica comprasse un noto marchio per moralizzarlo?). Un teologo svizzero chiama questo fenomeno “investimenti etici”.


Etica anglicana


Grande attenzione all’etica anche nella Chiesa anglicana che ha un portafoglio di 10 miliardi di euro, con 20.000 impiegati. Tutto sotto lo sguardo vigile del Comitato consultivo degli investimenti etici  che approva gli investimenti nell’industria petrolifera, farmaceutica e mineraria. Investimenti non marginali ma che riguardano buona parte dei fondi. L’arcivescovo di Canterbury – Justin Welby – è stato manager di Elf Aquitaine, società petrolifera di cui la chiesa è azionista (conflitto di interessi?).


Miliardi luterani


La chiesa evangelica tedesca ha invece un introito annuale di 5 miliardi di euro tramite la tassa ecclesiastica, ai quali bisogna aggiungere altri 5 miliardi guadagnati tramite gli investimenti (non tutti propriamente “etici”). In totale, quindi, guadagna 10 miliardi all’anno.


Conclusioni


Tutto ciò solo per quanto riguarda le chiese riformate europee, da questo quadro sono escluse quelle americane e le chiese pentecostali di tutto il mondo. Ora la domanda da porsi è: come mai i demagoghi non chiedono anche a queste chiese di salvare il mondo? Perché ci sono certi miliardi – che sono sempre una goccia nel mare – investiti di questo carattere salvifico, e altri che invece non sembrano attirare l’interesse dei terzomondisti?