mercoledì 8 maggio 2013

Gli ebrei e le crociate


Durante le crociate si verificarono persecuzioni nei confronti degli ebrei. Ma era questo lo scopo delle crociate? Gli episodi di violenza gratuita da parte di alcuni gruppi di cavalieri, sono imputabili alla Chiesa? Risponde con la consueta maestria Rodney Stark, il grande sociologo americano in una sua importante pubblicazione. 


Come ha rilevato Frederic Duncalf (1882-1963) «non sembra che [i seguaci di Pietro l’Eremita] siano colpevoli delle persecuzioni contro gli ebrei, divenute frequenti nella valle del Reno dopo la loro partenza>>23. I numerosi massacri furono compiuti da due gruppi di armati che seguivano la crociata dei poveri, ma la carneficina fu opera per la maggior parte di cavalieri germanici che non sembra avessero alcun rapporto con Pietro d’Amiens. 

Emicho von Leisingen apparteneva alla piccola nobiltà della Renania e aveva prontamente risposto all’appello del papa radunando un piccolo esercito di cavalieri germanici. Il 3 maggio 1096, due settimane dopo la partenza del corteo di Pietro, Emicho guidò le sue truppe contro la popolazione ebraica di Speyerzt. Alcuni storici ritengono che l’attacco di Emicho contro gli ebrei fu cinicamente premeditato e innescato innanzi tutto dall'avidità, mentre altri sembrano accettare l’idea che egli fosse sinceramente convinto che si dovessero convertire o uccidere <<tutti i nemici di Cristo>>. In ogni caso, il vescovo di Speyer 24, allarmato dall’imminente arrivo di Emicho e dalle sue intenzioni, pose gli ebrei del luogo sotto la sua protezione, per cui i cavalieri germanici riuscirono a scagliarsi soltanto su una dozzina di ebrei che per qualche motivo avevano ignorato l’allarme lanciato dal vescovo. Tutti e dodici furono uccisi. A quel punto, Emicho diresse le sue forze a Worms. Anche il vescovo di questa città protesse la popolazione ebraica facendola entrare nel suo palazzo, ma questa volta l’iniziativa dell’alto prelato non bastò a fermare Emicho, che forzò le porte del palazzo e sterminò circa 500 ebrei. Un’identica carneficina si ripeté la settimana seguente a Magonza. Anche qui il vescovo aveva cercato di fare da scudo alla popolazione ebraica, ma era stato attaccato e costretto egli stesso a fuggire per salvarsi la vita. Seguirono altri massacri a Colonia e a Metz. Come riassume un insigne storico dell’antisemitismo quale Léon Poliakov (1910-1997): «È importante notare che quasi dovunque [. . .] i vescovi, talvolta a rischio della loro vita, cercarono di proteggere gli ebrei»25. A quel punto una parte delle forze di Emicho si staccò dal contingente e proseguì la serie di pogrom ante litteram nella valle della Mosella, facendo ben attenzione ad attaccare le città che non erano sedi vescovili e riuscendo così a uccidere parecchie migliaia di ebrei. 


Nel frattempo anche due seguaci di Pietro d’Amiens, rimasti indietro per organizzare gli sbandati e i ritardatari, iniziarono ad attaccare gli ebrei. Volkmar ignorò le rimostranze del vescovo locale e massacrò gli ebrei di Praga, mentre Gottschalk condusse sanguinosi attacchi contro la popolazione ebraica di Ratisbona (Regensburg). Il papa <<condannò duramente>> tutte quelle violenze, «ma c’era ben poco che potesse fare>>26. In compenso, ci fu qualcun altro che riuscì a fare molto: quando Volkmar e le sue forze raggiunsero l’Ungheria, furono annientati dai cavalieri magiari. La stessa sorte toccò a Gottschalk. Quando Emicho raggiunse l’Ungheria con le sue truppe, gli fu negato il permesso di attraversare il paese, e quando i germani tentarono di forzare il blocco, furono sgominati anche loro dai cavalieri ungheresi. Secondo l’illustre storico delle crociate sir Steven Runciman (1903-2000), quelle sconfitte apparvero «a molti buoni cristiani [...] un castigo inflitto dall’alto agli assassini degli ebrei»27, cosa che risulta pienamente coerente con la buona volontà dimostrata dai vescovi nel difendere la popolazione ebraica e con il fatto che gli altri eserciti partiti per la prima crociata non attaccarono mai gli ebrei, fatta forse eccezione per le molte centinaia che perirono a Gerusalemme nel corso dei massacri seguiti alla caduta della città nelle mani dei crociati.  

Gli eserciti di Dio. Le vere ragioni delle crociate, pp. 178-180


Quindi, nonostante l’antisemitismo di alcuni predicatori dovuti anche alla storica – e reciproca – ostilità tra ebrei e cristiani, i massacri avvenivano contro la Chiesa. E non solo per le condanne ma anche per la concreta attività di protezione da parte dei vescovi. La storia ricorda anche l’intervento di Bernardo di Chiaravalle, un santo temuto – per la sua grande autorevolezza – anche dai sovrani e dagli stessi papi.


In Germania, tuttavia, appena si diffuse l’entusiasmo per una nuova crociata, si rinfocolò purtroppo lo stesso antisemitismo che all’inizio della prima spedizione in Terra Santa aveva causato la serie di furiosi attacchi contro gli ebrei della regione del Reno. Come abbiamo visto nel capitolo 6, questi attacchi erano stati opera di pochi cavalieri isolati, ma erano riusciti ugualmente a indirizzare l’attenzione su un problema preciso: se fosse lecito continuare a permettere agli ebrei di rifiutare Gesù in un contesto doveil conformismo religioso era una preoccupazione sempre più avvertita. Perfino alcuni religiosi caddero in questa tentazione: l’abate di Cluny Pierre de Montboissier, meglio conosciuto come Pietro il Venerabile, dichiarò: «Che senso ha andare così lontano per combattere i saraceni, sacrificandouomini e denaro, se poi tolleriamo in mezzo a noi altri infedeli, migliaia di volte più colpevoli verso Cristo dei maomettani?>> 7. Ciò nonostante, non fu in Francia ma solo nella valle del Reno che si ripeterono massacri di ebrei, nuovamente a Colonia, Magonza, Worms e Speyers. Questa volta, ad accendere gli animi e attizzare la fiamma antisemita fu un monaco di nome Radulfo. Il tributo alla morte sarebbe stato tuttavia ben più alto se non vi fosse stato l’intervento di Bernardo di Chiaravalle. Quando gli giunsero le voci dei massacri di ebrei, egli partì quanto più rapidamente poteva per la valledel Reno e ordinò che si ponesse fine alle uccisioni, ed esse terminarono! Il suo intervento fu riferito dal cronachista ebreo rabbi Ephraim ben Yaaqov:Allora il Signore udì il nostro lamento [...]. Egli fece seguire al cattivo prete un prete giusto, un grand’uom0 [. . .]. Il suo nome era abate Bernardo, dalla città di Clairvaux [. . .] [che] disse loro

 <<È giusto che voi andiate contro i musulmani. Tuttavia, chiunque attacchi un ebreo e cerchi di ucciderlo è come se tentasse di attaccare lo stesso Gesù. ll mio discepolo Radulfo che vi spronò a distruggerli non vi diede un retto consiglio. Poiché nel libro dei Salmi è scritto riguardo agli ebrei: ”Non ucciderli, per timore che il mio popolo dimentichi">>. Tutti veneravano quelprete come uno dei loro santi [. . .]. Se non vi fosse stata la misericordia del nostro Creatore che inviò il suddetto abate [...] tra gli ebrei non ci sarebbero stati superstiti 0 sopravvissuti” 

Gli eserciti di Dio. Le vere ragioni delle crociate, pp. 256-257

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