mercoledì 12 dicembre 2012

Il libero arbitrio in san Giustino (II sec)





Dalla Apologia prima di S. Giustino (cap. XLIII-XLIV)




Il problema del 
libero arbitrio


XLIII. - 1. Perché nessuno, da quanto è stato da noi detto, ci pensi sostenere che gli avvenimenti soggiacciono inesorabilmente al fato, per il fatto di essere predetti come preconosciuti, scioglieremo anche questo nodo.


2. Noi abbiamo appreso dai Profeti, e dimostriamo essere vero, che le punizioni e le pene e le buone ricompense vengono assegnate a ciascuno secondo il merito delle sue azioni. Perché, se non fosse così, ma tutto si compisse per destino, non esisterebbe per nulla il libero arbitrio. Se infatti fosse già stabilito che l'uno sia buono e l'altro cattivo, né quello sarebbe da lodare, né questo da biasimare.


3. D'altra parte, se il genere umano non ha facoltà di fuggire il male, e di preferire il bene per libera scelta, non è responsabile, qualsiasi azione compia.


4. Noi dimostriamo invece che l'uomo è virtuoso o fa il male per libera scelta.


5. Vediamo infatti che un medesimo uomo passa da un comportamento a quello opposto.


6. Se fosse stabilito che egli sia o cattivo o buono, non sarebbe mai soggetto a comportamenti contrapposti, né muterebbe più volte. Non ci sarebbero né i buoni ne i cattivi, poiché si dimostrerebbe che il destino è la causa sia del bene sia del male, e che esso perciò è contraddittorio in se stesso; oppure che noi riteniamo vero quanto riportato prima, che cioè virtù o vizio non sono nulla, e le cose sono buone o cattive solo a giudizio personale: il che, come la retta ragione dimostra, è massima empietà e ingiustizia.


7. Noi invece sosteniamo che fato ineluttabile è soltanto questo, che esiste un premio per chi sceglie il bene, e parimenti giusti castighi per chi sceglie il contrario: perché Dio ha fatto l'uomo non come gli altri esseri, come alberi e quadrupedi, incapaci di agire per libera scelta. Infatti non sarebbe meritevole né di ricompensa né di lode, se non scegliesse egli stesso il bene, ma fosse buono per natura; né, se fosse cattivo, sarebbe giusto che ricevesse una punizione, poiché non sarebbe tale per una scelta, bensì perché non potrebbe essere diverso da come è.

[...]


XLIV. - 1. Questi insegnamenti ci diede il santo Spirito Profetico dicendo, per bocca di Mosè, che Dio così parlò al primo uomo da Lui plasmato: "Ecco dinanzi a te il bene ed il male; scegli il bene".


2. Ed ancora, attraverso Isaia, l'altro Profeta, a questo proposito così parlò in persona di Dio, Padre e Signore di tutte le cose: "Lavatevi, purificatevi, sgombrate le iniquità dalle vostre anime, imparate a fare il bene, proteggete l'orfano e rendete giustizia alla vedova; e poi venite e discutiamo - dice il Signore -; e se anche i vostri peccati sono come porpora, li renderò bianchi come lana; e se sono come cremisi, li renderò bianchi come neve. E se volete e mi ascoltate, gusterete i beni della terra; ma se non mi ascolterete, una spada vi divorerà. Poiché la bocca del Signore così ha parlato".


[...]


7. Perciò, quando noi diciamo che è stato profetizzato il futuro, non intendiamo dire che esso si compia per fatale necessità; ma Dio, poiché preconosce tutte le azioni degli uomini ed ha stabilito che ciascuno riceverà la ricompensa adeguata al suo comportamento, ci ammonisce, attraverso lo Spirito profetico, che da Lui sarà stabilita una ricompensa degna delle azioni, guidando il genere umano a comprendere ed a ricordare sempre, e mostrando che Egli se ne occupa e provvede.