giovedì 8 novembre 2012

La Francia e le nozze gay




Dunque il matrimonio gay arriva finalmente anche in Francia. A dispetto della maggior parte dei media che riportano la notizia in modo entusiastico e trionfale, c'è chi ancora osa levare una voca critica che (per quanto se ne possa dire) non ha nulla a che vedere con l'omofobia. La decisione del governo francese ha avuto però la forse inaspettata conseguenza di aprire un interessante dibattito che non vede come protagonista solo la Chiesa cattolica. Si è levata infatti una pluralità di voci riassunte efficacemente da questo articolo. L'intervento che mi ha colpito di più è quello del gran rabbino di Francia, di cui ho deciso di riportare la sintesi fatta su "Le Monde"


Il gran rabbino di Francia denuncia un “cavallo di Troia contro l'eterosessualità”

 di Stéphanie Le Bars

 in “Le Monde” del 27 ottobre 2012 (traduzione: www.finesettimana.org)


La requisitoria è metodica, gli argomenti tratti dalla Bibbia, dal diritto, dall'antropologia. In un testo pubblicato il 18 ottobre, il gran rabbino di Francia, Gilles Bernheim, si sforza di smontare gli argomenti dei promotori del “matrimonio per tutti”. Convinto che tale progetto costituisca una “rimessa in discussione di uno dei fondamenti della nostra società”, vi fustiga il “modo di pensare dominante”. Per il religioso, porterebbe ad una “confusione delle genealogie, dello statuto del bambino e delle identità sessuali”.

Il gran rabbino ritiene che “il matrimonio non [sia] unicamente il riconoscimento di un amore” - amore di cui non nega la sincerità alle coppie omosessuali -, ma invece “l'istituzione che congiunge l'alleanza dell'uomo e della donna con la successione delle generazioni”. Quindi ritiene che “non si può concedere il diritto al matrimonio a tutti coloro che si amano”, citando l'esempio di una donna che ama due uomini o di un uomo che ama una donna sposata. Il rabbino non rimette in discussione la sicurezza giuridica a cui aspirano le coppie omosessuali, ma propone di trovare “delle soluzioni tecniche”.

Come la maggior parte degli oppositori al progetto, insorge contro una possibile omogenitorialità. “Tutto l'affetto del mondo non basta a produrre le strutture psichiche di base che rispondono al bisogno del bambino di sapere da dove viene.” “Da millenni, il sistema sul quale è fondata la nostra società è una genealogia a doppia discendenza, quella del padre e quella della madre.” Dubita che “il bambino arrivi naturalmente e in maniera strutturante a situarsi in riferimento alle nuove terminologie” indotte da questi cambiamenti: “Genitore acquisito, co-genitore, omogenitore, madre per conto d'altri, genitore biologico, genitore legale, genitore sociale, secondo genitore.” Quanto all'adozione, ritiene che la sterilità di una coppia “non dà diritto al figlio”. E denuncia “le sconvolgenti combinazioni” come definisce le diverse modalità di procreazione per una coppia omosessuale. Ai suoi occhi, procreazione medicalmente assistita e gestazione per conto d'altri devono essere trattate nel solo quadro delle leggi sulla bioetica.

Ma l'attacco più originale riguarda la promozione della “teoria del genere” a cui mirano i difensori del matrimonio  omosessuale: gli adepti della “queer theory” “chiedono di far scomparire la differenza sessuale tra uomini e donne” e attaccano “l'attuale modello familiare, vissuto come un condizionamento sociale”. Il matrimonio omosessuale mirerebbe quindi alla “sua distruzione pura e semplice” e la “tolleranza” richiesta per tutti gli orientamenti sessuali sarebbe soltanto un “cavallo di Troia nella loro battaglia contro l'eterosessualità”. 
 Tratto da Fine Settimana