mercoledì 31 ottobre 2012

I morti nella parabola del ricco epulone



Nella famosa parabola del ricco epulone (Luca 16,19-31), Gesù racconta del diverso destino ultraterreno di un povero e di un avido ricco. Quest’ultimo, in mezzo ai tormenti, chiede ad Abramo di mandare Lazzaro dai suoi fratelli per ammonirli, ricevendo però un secco rifiuto. Qui gli evangelici, sempre tesi alla negazione della comunione dei santi, vedono di solito la prova delle loro teorie: il povero Lazzaro, essendo morto, non può più fare nulla per i fratelli del ricco. Ecco dimostrata l’invalicabile barriera vivi-morti.



Solo che, ovviamente, non è questo il significato del passo. Prima di tutto, stupisce che dei fondamentalisti applichino al Paradiso un passo in cui si parla del "seno di Abramo" (v. 22). Ma soprattutto basta leggere gli ultimi versetti della parabola per capire le ragioni del rifiuto di Abramo. Il punto non è affatto che Lazzaro non possa apparire, in sogno o in visione, ai fratelli del ricco; il punto è che sarebbe inutile. Perché gli eventi prodigiosi sono muti per chi ha già deciso di non credere. E questo riguarda tutti i miracoli, perciò Abramo – in conclusione – usa come esempio il prodigio più eclatante per eccellenza: la risurrezione. Ora, se dovessimo seguire l’interpretazione evangelica (i morti non possono fare nulla per i vivi, è inutile chiedere un loro intervento), dovremmo concludere che allora tutti i miracoli sono inutili. Anche le resurrezioni che ha operato Gesù (Mc 5, 21-43; Lc 7, 11-17; Gv 11, 1-44) allora andrebbero considerate inutili o addirittura impossibili, forse addirittura la sua resurrezione dai morti andrebbe letta così. 

Giunti a questo assurdo, possiamo dire con certezza che il significato della parabola (che gli evangelici si ostinino a considerarla una storia vera è indicativo di quanto su di essa i pastori abbiano costruito) non sia affatto questo e che – quindi – non può in alcun modo essere usata per negare la comunione dei santi. Anche perché essa non si basa tanto su apparizioni spaventose (le quali, per giunta, non rientrano nel modus operandi di Dio) ma nella semplice preghiera di intercessione. 


Leggi anche: Sulla comunione dei santi