sabato 23 giugno 2012

L'Eucaristia in san Cipriano (III secolo)



Dal trattato «Sul Padre nostro» di san Cipriano, vescovo e martire
(Nn. 18. 22; CSEL 3, 280-281, 283-284)


Dopo il il cibo si chiede il perdono dei peccati


Dicendo la preghiera del Signore noi chiediamo: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Ciò può essere inteso sia in senso spirituale, che in senso materiale, poiché l'uno e l'altro hanno un significato, nell'economia divina, serve per la salvezza. Infatti il pane di vita è Cristo, e questo pane non è di tutti, ma certo nostro non lo è. E come diciamo "padre nostro", perché è Padre di coloro che intendono e credono così invochiamo anche il pane nostro ", poiché Cristo è pane di coloro che come noi assumono il suo corpo, mediante la santa Eucarestia. Chiediamo quindi che ogni giorno ci sia dato questo pane. Noi viviamo in Cristo e riceviamo ogni giorno la sua Eucaristia come cibo di salvezza Non accada che, a causa di peccati gravi, ci venga negato, il pane celeste, e così, privati della comunione veniamo anche separati dal corpo di Cristo. Egli ha proclamato infatti: Io sono il pane di vita, che sono disceso dal cielo. Se uno mangerà del mio pane, vivrà in eterno. E il pane che io vi darò è la mia carne per la vita del mondo (cfr. Gv 6, 51). Dice che se qualcuno mangerà del suo pane vivrà in eterno. E' evidente dunque che vivono coloro che gustano il suo corpo e ricevono l’Eucaristia per diritto di comunione. Da ciò si deduce che se qualcuno si astiene dall’Eucaristia (consapevolmente per negligenza) si separa dal corpo di Cristo, e rimane lontano dalla salvezza. E' un fatto di cui preoccuparsi.Preghiamo il Signor che non avvenga. È lui stesso che pronunzia questa ,dicendo minaccia, dicendo: Se non mangerete la carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo sangue, non avrete la vita in voi (cfr. Gv 6, 53). Per questo chiediamo che ci sia dato ogni giorno il nostro ; cioè Cristo, perché noi che rimaniamo e viviamo in Cristo, non ci allontaniamo dalla sua vita divina. Dopo queste cose preghiamo anche per i nostri peccati, dicendo: " E rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori "Dopo aver chiesto il sussidio del cibo, chiediamo pure perdono delle colpe. Come è davvero necessario, e come è prudente e salutare essere avvertiti che siamo peccatori, ed essere spinti a pregare per i nostri peccati! In tal modo, mentre chiediamo il perdono a Dio, l’animo fa riemergere la consapevolezza di sé. E perché non avvenga che qualcuno si compiaccia come se fosse senza colpe e, salendo in alto, non abbia a cadere più rovinosamente, viene istruito e ammaestrato che egli pecca ogni giorno, e perciò gli si comanda di pregare ogni giorno per i nostri peccati. Così ammonisce anche Giovanni nella sua lettera, dicendo: Se diremo che non abbiamo alcun peccato, ci inganniamo da noi stessi, e non c'è in noi la verità (cfr. 1 Gv 1,8). Nella sua lettera ha unito assieme l'una e l'altra cosa: che noi dobbiamo pregare peri nostri peccati e che otteniamo l'indulgenza quando preghiamo. Con questo. Ha anche chiamato fedele il Signore perché mantiene fede alla sua promessa di rimetterci i peccati. Colui infatti che ci ha insegnato a pregare per i debiti e le colpe, ha promesso la sua paterna misericordia e il suo perdono.