sabato 5 maggio 2012

Sull'identità di Giacomo il Giusto



Anche perché legata alla questione dei fratelli di Gesù, l’identificazione tra Giacomo il Giusto (capo della Chiesa di Gerusalemme e parente di Cristo) e l’apostolo Giacomo il Minore è molto controversa. La Tradizione (almeno quella occidentale) li ha sempre considerati la stessa persona e così anche studiosi del calibro di Giuseppe Ricciotti. Negli ultimi tempi molti hanno – legittimamente – messo in dubbio questa identificazione ma forse un po’ frettolosamente. Così ho deciso di avventurarmi in questa complicata quanto interessante vicenda.


Uno dei dodici apostoli?


Di Giacomo il Giusto ci parla san Paolo che lo definisce, con Pietro e Giovanni, una delle colonne della Chiesa (Gal 2, 9).  Nel capitolo precedente lo chiama “fratello del Signore”:


"In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore". (Galati 1, 18-19)

A me sembra che il riferimento a Cefa indichi che Paolo si sta rivolgendo agli Apostoli propriamente detti, ai Dodici scelti da Gesù e non ad un comune apostolo (una delle tante figure della prima Chiesa cristiana). Quindi questo Giacomo va cercato prima di tutto, tra i dodici apostoli :

"I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo" (Matteo 10, 2-3)

Per identificare Giacomo il Giusto è necessario approfondire anche il suo rapporto di parentela con Gesù. E qui abbiamo due Giacomo apostolo ma entrambi hanno, senza dubbio ,genitori diversi da quelli di Gesù. Il primo infatti (detto il Maggiore) è figlio di Zebedèo e Salomè, mentre il secondo è figlio di Alfeo e di una Maria che viene detta "madre di Giacomo il minore" (Marco 15, 40; 16, 1) e forse è proprio lei una delle chiavi del mistero. Infatti, se il Giusto si trova tra i Dodici, è da identificare con questo Giacomo: il Minore. Quindi la sua fratellanza con Gesù va intesa in senso non carnale. Resta da vedere se questo rapporto di parentela sia verosimile o addirittura provabile. Concentriamoci, quindi, su Maria di Cleofa che era una discepola di Gesù:

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. (Giov 19, 25)

Su questo passo, si è innestata l’annosa questione delle “Tre Marie” perché molti esegeti (soprattutto protestanti) vogliono vederci quattro donne invece di tre. Cioè, Maria di Cleofa e la sorella di Maria sarebbero due persone diverse. Una lettura del genere non convince perché vorrebbe dire che l’evangelista ha messo in mezzo questa “sorella” senza nominarla. Una traduzione più letterale dal testo greco ci mostra la soluzione:

 Stavano ora presso la croce di Gesù la madre di lui e la sorella della Madre Maria quella di Clèopa e Maria la Maddalena


Da notare anche il numero di volte in cui è usata la congiunzione “e”. La sorella di Maria, infatti, sta in mezzo a due “e” proprio a significare che le persone in tutto sono tre e non quattro. Altrimenti l’autore avrebbe aggiunto un’altra congiunzione tra la sorella e Maria di Cleofa (non esistendo le virgole nel greco antico). È poco convincente anche l’obiezione che, allora, due sorelle avrebbero lo stesso nome. Infatti, come vedremo altrove per i “fratelli”, il termine “sorella” può avere diversi significati e non ultimo quello di parente. Non a caso, la Tradizione – insieme a molti studiosi – ritiene che Maria di Cleofa sia cognata della Madre di Gesù (come confermato da Egesippo), in quanto moglie di Cleofa che era fratello di Giuseppe (il padre putativo di Gesù). A sostegno di questa interpretazione c’è una lunga traduzione di studiosi, antichi e moderni (seppur con variazioni anche di una certa intensità): Girolamo, Giacomo di Edessa, Beda il Venerabile, Iacopo da Varazze, Renan, Corluy, Endemann, Ferdinand Prat , Raymond Brown, Josef Blinzler. 


Coincidenze sospette


Quindi anche Giacomo il Minore era parente di Gesù (probabilmente per via paterna), e noi sappiamo che tra i “fratelli” di Cristo c’è un Giacomo:


"Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?" (Matteo 13,55-56)

È davvero molto difficile che si tratti di un caso, né sono giustificati sdoppiamenti di persone che appaiono piuttosto disinvolti (volendo per forza vedere un numero imprecisato di Giacomo). E la Scrittura ce ne offre un’ulteriore conferma. Infatti, questo Giacomo ha un fratello che si chiama Giuseppe e questo binomio ricorre solo un’altra volta nel Vangelo di Matteo:

"Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo" (Matteo 27, 56)

Un’indicazione ulteriore la troviamo invece in Marco:

"C'erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome" (Marco 15, 40)

È importante la definizione di Giacomo come “il minore”, che presuppone l’esistenza quindi di un Giacomo “maggiore” da cui bisogna distinguerlo. Ma nei quattro fratelli di Gesù, solo uno si chiama Giacomo. Non così, come abbiamo visto, nella cerchia apostolica. Questo ci dà un’ulteriore conferma sull’identificazione di Giacomo il Giusto con Giacomo il Minore. Non stupisce, quindi, che una lettura sinottica dei Vangeli ci permetta di identificare questa “Maria di Giacomo” con la “Maria di Cleofa” di Giovanni 19, 25. Infatti le due donne hanno lo stesso nome e vengono messe in relazione alla stessa famiglia (solo che nei sinottici viene identificata tramite i figli, in quello di Giovanni tramite il marito). Riassumendo in tre punti:

 

1) Giacomo il Minore è parente di Gesù, perché figlio di Maria di Cleofa “sorella” di Maria.

2) Tra i fratelli di Gesù, c’è un Giacomo.

3) Questo Giacomo ha un fratello di nome Giuseppe, proprio come l’apostolo Giacomo il Minore.

 

 

Quindi si può ragionevolmente affermare che Giacomo il Giusto è l’apostolo Giacomo il Minore. Sono la stessa persona, altrimenti bisogna presupporre un numero imprecisabile di coincidenze e di sdoppiamenti (talvolta triplicamenti) di persone per nulla giustificati né necessari. Infatti i due Giacomo non solo hanno lo stesso nome (se fosse così, sarebbe un normale caso di omonimia), ma dovrebbero avere entrambi anche un fratello che si chiama Giuseppe (presumibilmente più piccolo in entrambi i casi, visto l’ordine con cui viene sempre menzionato). Inoltre, sono entrambi imparentati con Gesù e tutti e due suoi apostoli. È davvero troppo. Con i dati frammentari in nostro possesso, l’identificazione di Giacomo il Giusto con Giacomo il Minore è senza dubbio l’ipotesi più ragionevole e provata nonostante che anche le note delle Bibbie cattoliche talvolta lo neghino o siano dubbiose. Ma le coincidenze sono troppe per non essere considerate, le riassumo schematicamente. Giacomo il Giusto e Giacomo il Minore hanno in comune:

 

1)     Lo stesso nome

2)   Un fratello minore di nome Giuseppe

3)    Un rapporto di parentela con Gesù

4)   L’apostolato

 

A queste quattro, si potrebbe aggiungere una quinta coincidenza se nel Giacomo di Marco 15, 40 non vogliamo vederci il figlio di Alfeo ma il fratello di Gesù (ammettendo lo sdoppiamento). È possibile anche questa ipotesi, ma un’opzione del genere non è praticabile per i protestanti. Infatti, si troverebbero tra le mani – quasi senza volerlo – dei fratelli di Gesù (Giacomo e Giuseppe) che hanno per madre un’altra Maria. E sarebbe questa la quinta coincidenza tra Giacomo il Giusto e Giacomo il Minore: avrebbero entrambi una madre di nome Maria.

 

 

Le lettere di Giacomo e di Giuda

 

 

Molti usano queste due lettere per giustificare le scissioni. In realtà esse possono darci solo pochi indizi. Se esistono davvero due Giacomo, è impossibile dire con certezza chi dei due sia l’autore della lettera canonica. Il fatto che nessuno dei due si presenti come apostolo è un silenzio difficile da interpretare. Infatti, se l’autore fosse Giacomo il Giusto fratello di Gesù non si vede perché non avrebbe dovuto definirsi apostolo. Visto che, come abbiamo visto, san Paolo lo considerava senza dubbio tale e addirittura allo stesso livello di Pietro. Così come nulla vieta di considerare l’apostolo Taddeo come autore della lettera di Giuda. Il verso 17 in cui sembra escludersi dal collegio apostolico non va assolutizzato. Infatti, anche oggi un vescovo potrebbe dire “Ricordate quello che la Chiesa vi ha sempre insegnato” senza per questo autoescludersi ma facendo riferimento magari ai vescovi che lo hanno preceduto. Forse per questo l’autore non dice “Essi ci dicevano…” ma “Essi vi dicevano”, come a volersi escludere dal novero dei credenti che hanno ricevuto la fede dagli apostoli. Insomma, Giuda sembra escludersi da tutto: è chiaro che si tratta di cenni generici dai quali si può ricavare ben poco. Anche il fatto che Giuda si definisca “fratello di Giacomo” non depone a favore dello sdoppiamento di Giacomo. Anzi, ci dà un altro indizio a favore dell’identità tra il fratello e l’apostolo. Infatti si spiegherebbe così perché l’apostolo Giacomo il Minore sia ricordato sempre col Taddeo (cfr. Mat 10, 3; Mc 3, 18) e una volta addirittura come “Giuda di Giacomo” (Luca 6, 16). È impossibile non collegare tutto questo con i nomi dei fratelli di Gesù in cui c’è anche un Giuda che, essendo l’ultimo, era probabilmente il più giovane.

 

 

I suoi fratelli non credevano in Lui?

 

 

Molti differenziano Giacomo il Minore dal Giusto e Giuda Taddeo dall’autore della lettera, perché nella Scrittura si dice che i suoi fratelli non credevano. Il Vangelo di Marco (3, 21) ci informa di parenti che lo ritenevano un pazzo, ma non sappiamo a quali parenti si riferisca. Potrebbero essere zii, nonni e quant’altro. L’episodio dei versetti 32-35 non ci dice di più perchè i fratelli lo mandano solo a chiamare e – vista la presenza di Maria – non è affatto detto che ci sia una connotazione negativa. Semplicemente Gesù coglie l’occasione per ribadire che il suo ministero viene prima di tutto. Anche considerando l’iniziativa dei fratelli non proprio opportuna, questo non ci dice nulla sulla loro fede; forse volevano solo – in qualche modo –  rimediare all’episodio dei parenti (non credo che questa distinzione sia casuale). Infatti anche gli apostoli spesso si comportano male e mostrano di non avere fede. Inoltre potrebbe trattarsi di alcuni dei fratelli che non credevano in lui, non necessariamente di tutti (visto che Gesù ne avrebbe almeno quattro).

 

Lo stesso dicasi per gli analoghi passi del Vangelo di Matteo; poco indicativo è anche il passo giovanneo in cui si legge che “neppure i suoi fratelli credevano in lui” (Giovanni 7, 3-5). Il termine è troppo generico perché sia possibile identificare con certezza queste persone con i fratelli di Matteo 13,55-56, anzi il contesto forse lo sconsiglia. L’episodio si verifica infatti in Galilea, nella terra di Gesù, quindi il termine può essere inteso come “connazionali”. Si tratta di uno dei significati possibili del termine greco adoperato, e il suo uso è attestato con sicurezza nel Nuovo Testamento. Infatti, Stefano dice che Mosè andò a trovare i suoi fratelli nel senso di “figli di Israele” (Atti 7, 23). Inoltre, anche volendo vedere in queste persone i fratelli di Matteo 13, non ci troveremmo davanti ad una contraddizione insormontabile. Infatti, bisogna considerare che il Vangelo di Giovanni parla indistintamente di discepoli e non dei dodici apostoli (dei quali si fa solo un cenno in Giov. 6, 70-71). Della formazione di questi ultimi ci viene descritta solo l'inizio, con l'ingresso di cinque (Giov. 1, 37-47) che noi sappiamo essere apostoli: Andrea, Pietro, Filippo, Natanaele e un discepolo non nominato (presumibilmente l'evangelista stesso). Ai quali poi troviamo aggiunti Tommaso, Giuda Iscariota e l'altro Giuda per un totale di otto. E' chiaro quindi che Giovanni non ci racconta completamente la formazione dei Dodici, quindi l'episodio dei fratelli di Giovanni 7 potrebbe semplicemente situarsi prima della cerchia apostolica propriamente detta. In un momento, cioè, di iniziale incredulità dei fratelli che però - in seguito - divennero apostoli. 

 

 

Conclusioni


Nonostante l’opinione di molti studiosi (anche cattolici), la tesi che vuole identificare Giacomo il Giusto con l’apostolo Giacomo il Minore ha molti indizi che – visti complessivamente – non possono intendersi che come una conferma. Come abbiamo visto, le coincidenze tra i due sarebbero davvero troppe ed è quindi la prima ipotesi da considerare. Solo una grave contraddizione potrebbe far propendere per la tesi dello sdoppiamento che appare molto inverosimile e dovrebbe essere davvero l’ultima spiaggia. Ad ogni modo, come vedremo meglio in un post specifico, l’identificazione di Giacomo il Giusto con Giacomo il Minore non è affatto necessaria ai fini del dibattito sui fratelli di Gesù. Potrebbe essere solo, al limite, la conferma di quanto è già stato appurato in merito.