venerdì 16 marzo 2012

La Tradizione nella Bibbia


Tradizione, questa parola proibita che negli ambienti evangelici è diventata sinonimo del male e che può provocare furibonde reazioni al suo solo comparire. Molti evangelici basano la loro fede su questo sillogismo: 


Tesi - la Bibbia condanna le tradizioni 

Antitesi - la Chiesa cattolica accoglie la Tradizione 

Sintesi - quindi Dio condanna la Chiesa. 



La Bibbia condanna le tradizioni? 




Quello sopra è un ragionamento molto lineare, ma assolutamente falso.  Partiamo dalla tesi, gli evangelici citano sempre questi passi: 

«Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Poiché non si lavano le mani quando prendono cibo!».Ed egli rispose loro: «Perché voi trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? […] Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione. (Matteo 15,2-3; 6)  

8 Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». 9 E aggiungeva: «Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. (Marco 7,8-9) 

Da questi passi, molti deducono che Gesù abbia per le tradizioni un odio insanabile. Eppure, ad una lettura attenta, le cose non stanno proprio così. Infatti Gesù avrebbe potuto troncare subito il discorso con una chiusura in stile sola Scriptura. Per esempio poteva dire: “Sta scritto che bisogna lavarsi le mani? No, quindi è automaticamente sbagliato”. Invece Cristo discute dei contenuti della tradizione e così facendo ne accetta l’esistenza, pur criticando alcune cose. Ovvero le parti in cui effettivamente si trasgrediva la Parola di Dio ma non la tradizione in toto. Come si legge in un altro passo: 

Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l'amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre. (Luca 11:42) 

La decima a cui Cristo fa qui riferimento è un’estensione di quella comandata dalla Scrittura che non prevedeva gli erbaggi. Ma la tradizione rabbinica vi aveva aggiunto anche questi ultimi. Anche qui, dovremmo aspettarci una nuova chiusura per la sola Scriptura ma niente. Anzi, Gesù la approva dicendo che questo apporto della tradizione avevano fatto bene ad osservarlo, il problema è che avevano trascurato le cose importanti. Quindi, mentre sopra la tradizione non è affatto condannata (ma solo alcune parti), qui vediamo che viene accettata da Cristo come cosa buona (erano i farisei che ne facevano un cattivo uso). Pertanto il rapporto Gesù-tradizione non è per niente di rifiuto aprioristico ma di ragionevole verifica.
 



La Tradizione nella Bibbie protestanti 




Mi sembra questo già un bel risultato, tuttavia la parte interessante viene adesso. Infatti gli evangelici trovano, nel resto della Scrittura, la parola tradizione usata solo in modo negativo. Mentre i cattolici la trovano in entrambi i sensi. Mi spiego, il cattolico – con la sua bella Bibbia Cei – trova questi passi: 

Vi ordiniamo pertanto, fratelli, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, di tenervi lontani da ogni fratello che si comporta in maniera indisciplinata e non secondo la tradizione che ha ricevuto da noi. (2 Tessalonicesi 3,6) 


Vi lodo poi perché in ogni cosa vi ricordate di me e conservate le tradizioni così come ve le ho trasmesse. (1 Corinzi 11,2) 


La lettura di questi passi non è concessa agli evangelici, perché nelle loro Bibbie la parola tradizione è omessa in luogo di più neutri insegnamenti o ordinamenti. Potete facilmente verificare andando sul sito 
La Parola, dove si trovano anche le motivazioni di questa differente traduzione. Vi chiederete voi, si tratta di problemi linguistici? Roba da esperti di greco? Leggiamo insieme la nota di 1 Corinzi 11,2: 

Il vocabolo paradosiV (traditio) significa letteralmente l'atto del trasmettere, quindi la cosa trasmessa. Negli Evangeli, la «tradizione degli anziani» o «degli uomini» (Matteo 15:2-6; Marco 7:3-13; cfr.Galati 1:14; Colossesi 2:8) è il termine ufficiale per indicare le dottrine ed usanze che i rabbini dicevano venute dai padri per trasmissione orale. Quella tradizione senza fondamento storico certo, che annullava talvolta la S. Scrittura, Gesù la condanna esplicitamente. Quanto alla paradosis apostolica, essa comprende i fatti storici relativi alla vita ed agli insegnamenti di Gesù Luca 1:2; 1Corinzi 15:3-11;11:23, ed in genere la dottrina, la morale e le istituzioni del cristianesimo (Romani 6:17; 2Tessalonicesi 2:15; 3:6). Cfr. Ebrei 2:3; 1Timoteo 6:2-3; 2Timoteo 2:2; 1Timoteo 6:20; 2Timoteo 1:14). Essa è dunque identica, per la sua sostanza, coll'«Evangelo», colla «sana dottrina», colla «fede una volta trasmessa ai santi» Giuda 3, col «buon deposito». Quanto alla forma, essa è stata da principio orale, comunicata per via della predicazione, poi parte orale e parte scritta Luca 1:1-4; 2Tessalonicesi 2:15, ed infine redatta tutta per iscritto, in quanto ha di essenziale nei libri del Nuovo Testamento. È quindi facile vedere quanto sia diverso il concetto biblico della paradosis apostolica da quello cattolico-romano. Secondo quest'ultimo, la tradizione dovrebbe completare e interpretare la Scrittura; mentre la tradizione apostolica è nella sua sostanza e perfino nella sua forma, una stessa cosa colla Scrittura. Certo il N. Testamento non contiene tutto quel ch'è stato fatto o detto da Cristo e dagli Apostoli. Non contiene neppure tutto quanto è uscito da penna apostolica. Ma esso è sufficiente a farci conoscer con certezza Cristo e le sue inesauribili ricchezze Luca 1:4; Giovanni 20:30-31; 21:25. D'altronde, se si potesse provare che certe istruzioni non scritte provengono dagli Apostoli, la Chiesa le dovrebbe accettare. Ma dove sono le tradizioni suffragate da una tale prova? 

Ad evitare ogni equivoco, abbiamo tradotto: le istruzioni trasmessevi; e si tratta qui, particolarmente, di quelle relative al culto. Paolo aveva ricevuti quegli insegnamenti dal Signore 1Corinzi 11:23 e li avea trasmessi alla chiesa. 

Come potete vedere, si ammette candidamente che il termine greco usato significa tradizione ma che si preferisce censurarlo. Non lo si omette perché si privilegia un altro significato che si ritiene più consono, ma pensando alla dottrina della Chiesa. Quindi le traduzioni protestanti usano questo gioco di specchi: nei passi in cui la tradizione ha una connotazione negativa, resta il termine più adatto; negli altri, invece, si preferisce ometterlo sostituendolo con significati meno calzanti. Il tutto per nascondere una verità (pur ammessa tra le righe) che per l’ideologia che si sono creata risulta scandalosa ma che per il resto del mondo è assolutamente pacifica. Ovvero che la Sacra Scrittura (canone compreso, come abbiamo visto altrove) è un prodotto della Tradizione della Chiesa. Poiché l’Annuncio cristiano era proprio questo: una tradizione orale consolidatasi in decenni di predicazione che poi è stata messa per iscritto in vari libri, dei quali poi la Chiesa ha dovuto verificare la canonicità. 


Inoltre, la motivazione della nota di 1 Cor 11:23 riguardo gli insegnamenti specifici è adir poco velleitaria. San Paolo, infatti, inizia con una lode generica e poi passa alle istruzioni particolari. Anche in 2 Tessalonicesi 2,15, considerando il contesto, è chiaro che Paolo si riferisce agli insegnamenti in generale ma, alla nota di questo passo, troviamo un altro indizio ancora più interessante: 

Il greco porta: Ritenete le tradizioni che vi sono state insegnate, sia... La parola tradizione (paradosiV) non s'incontra che tre volte negli scritti di Paolo per designare gl'insegnamenti apostolici, ossia il deposito della verità evangelica che gli apostoli avevano ricevuto dal Signore e ch'essi hanno trasmesso alle chiese prima a voce e poi in iscritto. I due altri passi sono 
2Tessalonicesi 3:6; 1Corinzi 11:2. Vedasi la nota a quest'ultimo luogo. Altrove la parola serve ad indicare le tradizioni rabbiniche o in genere le tradizioni umane. Qui è evidente che le tradizioni che i Tessalonicesi devono ritener fermamente sono gl'insegnamenti che Paolo avea lor dato colla sua parola quando era con loro e di poi colla sua prima epistola. Tra l'insegnamento orale e lo scritto non vi poteva esser contraddizione, e per noi l'insegnamento scritto è l'unico che rimanga e di cui sia possibile accertare l'autenticità. «Noi, dice il Denney, non siamo contrari alle tradizioni in se stesse, ma alle tradizioni non accertate, non autentiche. Quanto alla vera, autentica tradizione apostolica, la riteniamo fermamente, anzi ce ne serviamo, e con ragione, per controllare quelle che si danno senza prove come apostoliche e che non possono esserlo quando contrastano cogli scritti stessi degli apostoli». 

Qui si ribadisce ancora più chiaramente che la lezione giusta è tradizione ma che viene scartata per motivi ideologici. In altre parole, loro sono a conoscenza dell’esistenza della Tradizione apostolica ma temono – non a torto – che questo possa finire per scardinare le loro dottrine. Questo Denney che viene citato, chiunque egli sia, dice di non essere contro la tradizione apostolica ma non spiega perché questa parola non compare nelle traduzioni protestanti. 


Con questo, ora, non si vuole attaccare l’ottimo sito La Parola. E’, anzi, da lodare il coraggio con cui si pubblicano note così compromettenti (che pare siano della Luzzi o della Nuova Riveduta). Né si vogliono assolutizzare le pur ottime traduzioni della Cei, perché tutte le tradizioni sono sempre migliorabili. Nel dubbio, ho consultato anche la Bibbiainterconfessionale che però – per sua natura - è utile per il senso dato ai passi tradotti ma non per problemi legati a determinate parole. E, infatti, essendo una Bibbia in lingua corrente (a differenza delle versioni protestanti che sono molto datate, fino ad avere talvolta un linguaggio arcaico) anch’essa traduce con insegnamenti. Il punto non è tanto la discussione sulla traduzione di questo o quel passo ma i criteri con cui si traduce. Ed è chiaro che le traduzioni protestanti non seguono criteri scientifici ma ideologici, per loro stessa ammissione. Possono quindi decidere di eliminare una parola solo perché sgradita alla loro dottrina imponendo agli ignari lettori – come abbiamo visto – quasi dei messaggi subliminali. 



Una Tradizione a tempo? 



Smontata la tesi, non è difficile confutare la sintesi. L’antitesi (“Dio condanna la Chiesa a causa della Tradizione”) perde infatti di ogni significato. Se Dio odia le tradizioni, allora ha in abominio anche la Sacra Scrittura e quindi la fede cristiana non ha senso. Se non è così, la dottrina della sola Scriptura salta insieme a tutta la predicazione anti-tradizione. Se, infatti, la prima Chiesa cristiana ha avuto bisogno della Tradizione apostolica (quando Cristo era morto da poco, e molti avevano potuto vederlo di persona), ancora di più questa esigenza si è manifestata in seguito alla morte degli apostoli. Col fiorire di eresie e libri apocrifi, la Chiesa aveva ancora bisogno di un punto di riferimento umano (come Gesù stesso aveva voluto, ne riparleremo). E quindi agli apostoli successero i vescovi e i patriarcati a preservare la fede cristiana. E, insieme ad essi, la Tradizione della Chiesa che – rispetto a quella apostolica – non aveva la missione di portare a compimento la Rivelazione ma quella di difenderla e di approfondirla. Quindi, non si può rifiutare a prescindere la Tradizione ma – come faceva Cristo – andrebbe valutata in ogni suo aspetto e nella sintesi operata dal Magistero della Chiesa. Tenendo presente che non si tratta di una semplice “tradizione degli uomini” (Giovanni 16, 12-15) ma, appunto, della Tradizione di quella Chiesa per cui Cristo si è impegnato a non permettere il prevalere del male (Matteo 16, 18); che è cosa ben diversa dalla presenza storica del male (Matteo 13, 24-30). Ma se il punto di partenza è quello di traduzioni della Bibbia non scientifiche, il compito è davvero arduo.