mercoledì 8 febbraio 2012

Piccola apologia della Storia



Illustri studiosi, come March Bloch, si sono cimentati nella non semplice impresa di spiegare l’utilità della Storia. Questo intervento vuole essere un piccolo contributo al tema dell’apologia della Storia. Saltando allegramente tutte quelle che possono essere le motivazioni classiche, come la Storia magistra vitae, e risultare quindinun po’ tediose passiamo subito ad un aspetto meno noto che è quello dell’ambiguità della storia umana.


Diceva sempre March Bloch che la tentazione più pericolosa dello storico è quella di giudicare. Un ammonimento vero nella misura in cui non lo si estende anche al giudizio kantiano (del conoscere come giudicare, per intenderci) ma lo si limita al giudizio morale in senso assoluto. Il quale, di solito, pretende non solo di presentare come scientifica la propria opinione personale ma anche di giudicare il passato secondo criteri moderni. Ed è così che i “dilettanti della storia” – che affollano la rete e i giornali – cadono in una forma particolare di anacronismo ideologico dal quale è quasi impossibile tirarli fuori. Ma una Storia che giudica per condannare, di solito viene usata anche per giustificare quando non per rimuovere eventi scomodi. Perché l’altra tentazione a cui bisogna resistere è, appunto, quel giustificazionismo di hegeliana memoria (fratello gemello del relativismo) per cui i più forti hanno automaticamente ragione, da non confondere con una sana comprensione delle ragioni alla base dei fenomeni storici.
Il giudizio morale implica la concezione di bene e male. Ma bene e male non sono concetti scientifici e soprattutto sono distribuiti in maniera non uniforme, e non come noi vorremmo. Detto in parole povere, la Storia è utile perché sconvolge i nostri schemi che ci porterebbero a individuare – in maniera netta e manichea – buoni e cattivi. La Storia, quindi, non è in bianco e nero ma è fatta soprattutto di sfumature. Ed è questo un concetto molto caro a Vittorio Messori.


Ma uno dei più grandi storici ad aver capito e divulgato questo concetto, è forse Indro Montanelli. Infatti ai lettori che gli chiedevano lapidari giudizi di valore, lui rispondeva sempre facendo l’esempio di Napoleone. E’ stato uno dei più grandi generali e politici della Storia, oppure un criminale che ha messo a ferro e fuoco l’Europa intera?
La risposta è molto semplice: entrambe le cose. Questo è il carattere ambiguo della Storia. Ai detrattori e agli ammiratori di Napoleone è concesso di considerare solo uno dei due aspetti, non allo storico. Questa è la scientificità della Storia. Col curioso particolare di scontentare tutti. Perché i detrattori di Napoleone accuseranno lo storico di giustificazionismo, i suoi ammiratori invece lo bolleranno come un calunniatore. Ma una cosa di solito accomuna entrambi gli schieramenti di ogni tema: l’accusa di revisionismo, rilanciata sempre dallo slogan “La Storia non si cambia!”.
Un’accusa che anche Montanelli riceveva spesso e della quale lui semplicemente rideva. Infatti chi crede che il revisionismo sia un’accusa, non ha capito niente della disciplina storica. Si potrebbe dire, invece, che il revisionismo fa parte della natura stessa della Storia che non si accontenta delle relazioni ufficiali dei fatti o di come questi sono stati tramandati. La Storia nasce dal bisogno di soppesare quelle relazioni e di verificare quei fatti. Ed è un lavoro di ricerca destinato a non concludersi mai. Lo storico, quindi, è per sua natura un “revisionista”, altrimenti viene ridotto – come alcuni vorrebbero – ad una sorta di cantastorie che non ha più da accontentare la corte di un re ma l’ancora più capriccioso senso comune.


L’obiettività assoluta è ormai universalmente riconosciuta come un obiettivo irraggiungibile al quale si può solo tendere. Il fatto però che un lavoro storico scontenti tutte le parti in causa, di solito è il segno di una raggiunta oggettività. Un altro esempio che, sempre seguendo lo schema montanelliano, di solito fa scatenare il putiferio? Eccolo servito:


Quella azteca fu una grande civiltà vittima degli spietati Conquistadores, oppure fu una civiltà a sua volta conquistatrice dove si praticavano cannibalismo e sacrifici umani?


Ai lettori l’ardua sentenza.