domenica 12 febbraio 2012

La Sindone e la Scienza


Quella della Sindone è – come direbbe qualcuno – una strana brutta storia. Però è molto significativa per capire i nostri tempi. Chi vuol studiare il rapporto fra scienza e fede, non può non passare per la contorta storia di quel telo. La Sindone è sempre stata un oggetto misterioso, ma il caso esplose quando si scoprì che aveva caratteristiche curiose quali la tridimensionalità e l’inversione fra positivo e negativo fotografico. Allora, i soliti intellettualoidi invocarono l’intervento della scienza affinchè, ancora una volta, squarciasse le tenebre dell’ignoranza e della superstizione. La Chiesa, baluardo dell’oscurantismo scientifico e religioso, avrebbe mai concesso studi più approfonditi sul telo? Ovviamente, sì. Fu appositamente istituito lo STURP, un gruppo di studiosi di livello internazionale e interconfessionale. Queste furono le conclusioni:


Le principali conclusioni dello STURP furono pubblicate ufficialmente nel 1981:


  • Non vi è nessun tipo di pigmento, pittura, tintura o colorante
    sulle fibre del tessuto.
  • La colorazione dell’immagine risulta dall’ossidazione,
    disidratazione e coniugazione della struttura di polisaccaridi
    delle fibrille stesse del lino.
  • L’analisi computerizzata dell’immagine mostra che in essa è
    codificata un’informazione tridimensionale.
  • Non vi sono tracce di spezie, oli o di alcuna secrezione corporea.
  • Appare evidente che vi sia stato contatto diretto della Sindone
    con un corpo.
  • Nessun metodo chimico o fisico conosciuto è in grado di spiegare
    la totalità delle caratteristiche dell’immagine.
  • Le macchie di sangue sono composte di emoglobina
    e contengono albumina.
  • Si può concludere che l’immagine della Sindone è quella di un vero
    corpo umano flagellato e crocifisso.
(Da Wikipedia)
Questi sono i risultati scientifici, ottenuti da studiosi di diversi istituti che hanno lavorato sul telo. Eppure questi risultati non li sentirete quasi mai citare in tv. Sentirete i risultati di singoli (presunti) studiosi che ritengono, magari, di aver riprodotto la Sindone ma senza fornirne nessuna prova sperimentale. Sentirete ipotesi fatte da chi la Sindone non l’ha mai nemmeno vista da lontano e che ignorano del tutto i risultati dello Sturp. Sono passati tanti anni, eppure non ho mai sentito qualcuno che criticasse quei dati. No, nei migliori dei casi vengono ignorati; nei peggiori si procede alla demonizzazione dei membri dello Sturp.


Il problema è che la Scienza ha deluso, non ha dato i risultati sperati e quindi quei poveri studiosi – che hanno fatto solo il loro lavoro – diventano improvvisamente sospettati di una incredibile congiura macchinata ovviamente dal Vaticano (anzi no, facciamo l’Opus Dei che va più di moda). La cosa interessante è che la storia si ripete. Anche su Lourdes pesavano i soliti sospetti di autosuggestione e cose simili. La Scienza! La Scienza! La Scienza spiegherà tutto! Volete che si fermi davanti a questi quattro contadinotti che si immaginano di essere guariti da un malattia che non hanno mai avuto?! Poi, però, la scienza è arrivata e ha dimostrato che era tutto vero. Non solo che le guarigioni erano reali, ma che erano anche scientificamente inspiegabili. Ovviamente, poi, quelli che avevano invocato la Scienza non ci hanno poi spiegato come si mettevano le cose. I più furbi si rifugiano, invece, nella fideistica convinzione che se la Scienza non è onnipotente oggi, lo sarà domani. Ma questa è un’altra storia.
Per la Sindone è successo qualcosa del genere. Se i dati dello Sturp non sono il risultato di una risibile congiura, allora si tratta di un’incompetenza a dir poco scandalosa. Eppure, i membri dello Sturp continuano tranquillamente a fare il loro lavoro, i loro articoli vengono pubblicati da importanti riviste scientifiche (cosa impossibile se ci fossero prove o anche solo dubbi sulla loro professionalità e competenza). Inoltre, al contrario di quello che alcuni vorrebbero far credere, lo Sturp non è un club di convinti assertori dell’autenticità della Sindone. Ne fanno parte anche autorevoli membri che, nonostante i dati di cui sopra, legittimamente sostengono che si tratti di un falso.
Ma la cosa più divertente deve ancora venire. La scienza diventa mala scienza quando non dice quello che ci si aspettava, e così si finisce poi per non vederla dove davvero c’è e ci sono le prove. Parliamo ovviamente del famoso esame del C14. Qualunque archeologo di un certo livello, fra i quali ad esempio il famoso archeologo William Meacham, può confermare che quello del radiocarbonio è solo un test fra i tanti, perché non è certo infallibile. Anzi, si tratta di uno strumento molto sensibile alle contaminazioni. Capita spesso che il C14 dia risultati in contrasto, quando non assurdi, con gli altri dati riguardanti la datazione del reperto. In quei casi il risultato del test (che è puramente indicativo) viene respinto senza problemi. Stranamente, solo con la Sindone il C14 è diventato un test infallibile e incontestabile. Un vero e proprio dogma, nonostante costituisca l’unico risultato negativo. Ma la storia non finisce qui. Il problema non è solo l’attendibilità del C14, tra l’altro aggravata dallo stato di un reperto come quello sindonico. Ci sono anche seri dubbi sui modi con i quali il test è stato condotto. Il comportamento dei laboratori interessati è stato molto poco scientifico con continui e immotivati cambiamenti di protocollo, poi comunque clamorosamente disatteso. I tre laboratori non avrebbero dovuto comunicare fra loro prima di inviare i risultati al British Museum, ed è provato che invece comunicarono eccome. Non fu ammessa la presenza di un osservatore dell’arcidiocesi di Torino, ma le porte dei laboratori furono spalancate ad estranei e tv (mentre, cioè, veniva rifiutata la presenza di un rappresentante del proprietario del reperto…). Dovevano datare alla “cieca” insieme ad altri campioni e non lo fecero.
E si potrebbe continuare a lungo, concludiamo dicendo che per trasparenza i dati grezzi avrebbero dovuti essere pubblicati in modo da permettere a tutti gli studiosi di verificare i complessi calcoli. Invece, dopo molti anni, i tre laboratori si rifiutano ancora di renderli noti: un comportamento inspiegabile e inspiegato. C’è chi, anche qui, ha parlato di complotto. Di sicuro per le numerose violazioni del protocollo, non si può non parlare di cattiva fede. Ma non bisogna dimenticare che il tutto avvenne in un’atmosfera molto tesa.
Infine, ci sono molte teorie più o meno plausibili sulla veridicità del test fatto sulla Sindone. Di alcune abbiamo già parlato, fra le quali quella di Rogers. Qui, in conclusione, aggiungiamo un altro tassello del puzzle. Marco Tosatti, autore diInchiesta sulla Sindone, ha sottoposto la controversa questione a Livia De Giovanni e Pierluigi Conti. Entrambi sono docenti di calcolo statistico alla Sapienza ed estranei alle polemiche sulla Sindone. Il risultato è stato che perfino in quei pochi dati resi noti dai laboratori, nel famoso articolo su Nature, c’è un errore alquanto significativo. Sembra che in realtà l’esperimento fosse fallito e sono state necessarie forzature per raggiungere lo stesso un risultato.


In sostanza, i dati scientifici (quelli dello Sturp) non importano se non a pochi. E se qualcuno si permette di citarli, la risposta non ha nemmeno la sembianza di una contestazione scientifica. A questa scienza si oppone poi, come se non bastasse, il test al C14 tanto che si è creato un vero e proprio partito dei “radiocarbonisti”. Solo che su quel test gravano sospetti più che fondati, tanto che molte delle violazioni di cui abbiamo parlato sono state spesso candidamente ammesse dai diretti interessati. In sostanza, hanno voluto l’intervento della scienza. Quando è arrivata, i risultati non sono stati di loro gradimento e una colossale opera di disinformazione ha lavorato perché gli unici veri dati disponibili fossero passati quasi sotto silenzio al pubblico; e quando questo non è possibile, tali risultati vengono irrisi come se fossero il prodotto di una fervida immaginazione. Alla scienza che osannavano, hanno infine opposto un vero e proprio caso di mala scienza. È un sottile gioco, tutto sommato divertente. La Chiesa, che deve passare per la millenaria istituzione oscurantista, ha messo a disposizione il reperto per tutti gli studi del caso. La cultura laica, o sedicente tale, quei risultati scientifici li ignora o li respinge. È un rifiuto della scienza non dissimile da quello dei creazionisti, solo che questi ultimi almeno non sono ipocriti.


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