mercoledì 18 gennaio 2012

La tradizione invisibile



Avendo acquisito ormai una discreta esperienza di protestantesimo contemporaneo, mi sono reso conto di un particolare che inizialmente mi era sfuggito. Infatti, quando studio il sito di una chiesa evangelica di solito mi soffermo sui “particolari”. Se cioè credano o meno nella Trinità, della concezione che hanno del battesimo, della struttura interna ecc…Pur trovando un po’ tutto e il contrario di tutto, non ho fatto subito caso a un dato fondamentale unificante: il canone neotestamentario. Solo la Bibbia? Già, ma quale? Almeno io, infatti, non ho ancora trovato una chiesa protestante che non legga i quattro vangeli canonici con annesse lettere apostoliche e Apocalisse. Una cosa che per me, cattolico, è del tutto scontata. Ma come può esserlo anche per un evangelico? Perché leggere i quattro Vangeli invece delle decine e decine di altri vangeli che hanno proliferato per secoli? Ecco una domanda (e che domanda!) la cui risposta non può essere demandata alla Bibbia. Infatti la Bibbia non dice cosa va letto e cosa no. Per intenderci, il Vangelo di Matteo non dice che è buono anche quello di Giovanni; così come Luca non garantisce per Marco e via dicendo. Ogni Vangelo, in sostanza, deve garantire per se stesso. Già, ma chi (e soprattutto come) stabilisce che il Vangelo di Giovanni è veritiero e quello di Giacomo no? E il Vangelo di Pietro? E quello di Giuda? Si potrebbe rispondere che questi ultimi vangeli vadano rifiutati perché nati spesso in ambienti gnostici, cioè in contrapposizione col Cristianesimo degli apostoli. Ma chi ci dice che il vero Gesù non sia quello degli gnostici? La BibbiaSì, ma chi decide cosa è Bibbia e cosa no?


Il ruolo della Chiesa


Anzi, il canone comunemente adottato andrebbe come minimo guardata con sospetto. Si tratta infatti del canone cattolico, di quello che la Chiesa cattolica ha ufficializzato e tramandato per secoli. A partire dal II/III sec d.C. in cui il canone fu ufficializzato, da una Chiesa già “corrotta” in cui un evangelico non si può assolutamente riconoscere. Quale protestante, infatti, potrebbe mai accettare le decisioni dei Concili di Nicea (325) e di Efeso (431)?

Senza contare che andrebbe dimostrata la liceità di una Chiesa talmente “centralista” da poter stabilire per tutti i cristiani quali testi siano ispirati e quali no. Oggi, nel mondo protestante, quale istituzione potrebbe fare un’operazione simile? Solo una proposta del genere non susciterebbe scandalo con l’accusa di “papismo”? Qualcuno potrebbe però obiettare, a ragione, che il canone non è stato integralmente creato dalla Chiesa. Quest’ultima infatti ha solo ufficializzato una scelta che si era già venuta consolidando da tempo nelle varie comunità (anche se c'erano differenze sull'accettazione di alcuni libri e lettere su cui la Chiesa si è dovuta esprimere). Ma questo vorrebbe dire che degli uomini, per quanto cristiani, hanno preso una decisione che non aveva a fondamento la Bibbia (che ancora non esisteva nel senso di canone definito). Proprio quello che oggi si contesta alla Chiesa cattolica, sarebbe quindi alla base stessa del Cristianesimo! 

Uno Spirito pre-biblico?

Infine si potrebbe, ancora una volta a ragione, chiamare in causa lo Spirito Santo. Egli avrebbe cioè ispirato ai primi cristiani quali vangeli ritenere degni di fiducia. Ma si dovrebbe supporre con questo la possibilità che lo Spirito Santo faccia rivelazioni extrabibliche e – cosa ancora più importante – post-apostoliche. Che riveli quello che la Bibbia non dice su se stessa (l’unica soluzione sarebbe stata un testo dello stesso Gesù che desse indicazioni in questo senso, magari indicando un biografo ufficiale…). E ancora una volta si cade in contraddizione con la polemica anticattolica. La grande colpa della Chiesa cattolica sarebbe infatti quella di avvalorare la Tradizione a discapito della Bibbia, proclamando in base alla prima verità di fede che non sono pienamente sviluppate nella seconda. Esattamente quello che sarebbe successo per la formazione del canone. Un impasse dal quale è difficile (se non impossibile) uscire, per cui si rimuove il problema accettando il canone come qualcosa di scontato. Come fanno i cattolici…anche se alcuni evangelici si creano l'illusione di averlo davvero stabilito loro il canone. Nel senso che il credente, essendo ispirato, è in grado di discernere un libro canonico da un apocrifo. Tuttavia, chiunque legga le testimonianze degli evangelici si rende conto che non c'è mai il momento "indovina quale libro è ispirato". Il nuovo adepto riceve una Bibbia bella e pronta, senza alcuna discussione sul problema canone. 

Come ultimo e disperato tentativo, si potrebbe dire che lo Spirito Santo ha fatto uno strappo alla regola per forza di cose. Perché la Bibbia non c’era ancora, ma che adesso noi ce la abbiamo per cui lo Spirito – svolto il suo compito – sarebbe andato in una sorta di pensionamento anticipato. Un ragionamento accattivante, ma sbagliato. Infatti la Rivelazione finisce con la morte dell’ultimo apostolo e qui siamo ben oltre quel limite. Il canone è nato dopo, quando i vangeli erano già stati scritti e quindi lo Spirito doveva essere già pensionato da tempo.


Conclusioni: Chiesa, Bibbia e Tradizione


In conclusione, si può ben dire che il Cristianesimo deve il suo testo fondamentale – la Bibbia – all’intervento della Tradizione cristiana post-apostolica. La quale, tramite l’autorità della Chiesa, ha stabilito un canone ben preciso che è rimasto invariato per millenni. Per cui rispondendo alla domanda iniziale, i protestanti oggi leggono i quattro vangeli canonici (senza farsi tanti problemi) essenzialmente per tradizione. Mi rendo conto quanto orrore possa suscitare un’affermazione del genere, che i protestanti fanno qualcosa (e qualcosa di fondamentale) unicamente per tradizione. Ma questa è la realtà (triste o divertente, fate voi) dei fatti.

Cosa accadrebbe se, come spesso ci viene chiesto di fare, davvero abbandonassimo la Tradizione fino in fondo? La prima conseguenza sarebbe la necessità di abbandonare il canone o dare un nuovo fondamento ai Vangeli. In entrambi i casi l’esito sarebbe paradossale. Se dovessimo scegliere gli stessi Vangeli, dovremmo ammettere che la Tradizione aveva ragione. Se, invece, abbandonassimo i canonici in favore di qualche apocrifo (magari di quelli più eterodossi e alla moda) dovremmo cambiare i connotati del Cristianesimo trasformandolo in un’altra cosa.

Quindi abbiamo raggiunto due risultati considerevoli. Il primo è che lo Spirito Santo non va mai in pensione, nemmeno dopo la Rivelazione. Infatti la Bibbia trova il suo fondamento nella Tradizione apostolica prima, e in quella patristica dopo per quella che oggi potremmo definire la redazione finale. Cioè, senza l’intervento di questa Tradizione successiva oggi la scelta dei quattro vangeli canonici non sarebbe così scontata. Presumibilmente ogni chiesa evangelica avrebbe il suo di canone, complicando ancora di più una situazione già estremamente frammentata. Anzi, ogni evangelico dovrebbe avere il suo canone personale, vista l’avversione verso qualunque "autorità" valida per tutti i cristiani. E invece la Tradizione, tanto bistrattata, ha un ruolo fondamentale tanto da precedere la Bibbia stessa. Per cui anche la Chiesa è un’autorità pre-biblica, nata dall’Annuncio cristiano di cui la Bibbia è solo la messa per iscritto. Quindi la Bibbia stessa è un pò un prodotto anche della Chiesa, di una Chiesa non intesa solo in senso spirituale. Ma una Chiesa fatta di persone, di apostoli, profeti, maestri; di carismi e gerarchie, insomma, che prendono decisioni valide per tutti. Da qui tutto ha avuto inizio, da questa realtà umana toccata dal divino. La Bibbia non è discesa dal Cielo come il Corano, il canone è un atto del Magistero della Chiesa. Accettare questa decisione come "ispirata", vuol dire di fatto accettare anche il Magistero. La babilonia protestante dell'infinito proliferare di dottrine e contro-dottrine, ha avuto inizio quando si è voluto separare la Bibbia dal contesto in cui è nata: il Magistero e la Tradizione. Per questo, molto opportunamente, il Catechismo insegna che Sacra Scrittura, Magistero e Tradizione sono tre elementi inscindibili di un'unica cosa: il patrimonio della fede cristiana. 


Secondo risultato, meno importante ma pur sempre significativo. I protestanti disprezzano – o quantomeno sottovalutano –  la Tradizione, però usano il canone che essa (tramite la pur disprezzata Chiesa cattolica) ha tramandato. Come se non bastasse la contraddizione di predicare contro una cosa che è alla base di un tesoro per loro così prezioso quale è la Bibbia, vi aggiungono la negazione di questo debito. In sostanza prima disprezzano la Tradizione, poi la usano e infine negano di averlo fatto. E, ciliegina sulla torta, accusano – sovente con rabbia – i cattolici colpevoli solo di usarla invece consapevolmente. Quasi che la Tradizione, che è la realizzazione delle promesse evangeliche (vedi Giovanni 16, 12-13), fosse qualcosa di sporco. Una di quelle cose che si fa ma non si dice. Solo che essa, come abbiamo visto, è indispensabile. E infatti anche i protestanti hanno una tradizione, solo che non si vede. Una tradizione invisibile, appunto.