mercoledì 14 dicembre 2011

L’aborto imposto di Trento e l’“educazione all’affettività”



di Giorgio Israel

Come si è arrivati a una scuola che propone una visione dell’amore solo come rischio di gravidanza indesiderata

Una ragazza di sedici anni, a Trento, è stata indotta ad abortire su pressione dei genitori, che si erano addirittura rivolti al giudice per costringerla a farlo. Più che chiedersi come si sia giunti a tale sordità morale nei confronti dell’aborto e alla riduzione della gravidanza a una via di mezzo tra un incidente e una malattia, occorre chiedersi quali sono i meccanismi che alimentano questa tendenza.

Ecco un piccolo esempio segnalatomi da una lettrice. Nel “Corso di Scienze per la scuola secondaria di primo grado” (autori Bruna Negrino e Daniela Rondano, edizioni il Capitello) nel capitolo sull’“educazione all’affettività” un paragrafo spiega: “Sin dall’antichità l’uomo e la donna si sono posti il problema di evitare le gravidanze non desiderate; un tempo si cercavano soluzioni a ciò ricorrendo a metodi rudimentali di scarso valore scientifico e spesso di altrettanto scarsa efficacia. Al giorno d’oggi, grazie alle conoscenze anatomiche e funzionali dell’apparato riproduttore e alle scoperte in campo chimico-farmaceutico, è possibile esercitare un controllo sulle nascite con metodi efficaci e sicuri”.
Il paragrafo è intitolato: “I molti motivi per non iniziare una gravidanza” e questi motivi sono riportati entro tanti dischetti azzurri che galleggiano attorno al titolo. Vale la pena leggerli: “Non voglio figli”, “Non ho l’età”, “Ho paura dei miei”, “E’ un passo molto importante”, “Non me la sento”, “Sarà vero amore?”, “Non so…”, “Sono troppo giovane”, “Prima finisco gli studi”, “Boh!”, “Il pianeta è già troppo pieno”.
Ammetto di trovare superfluo ogni commento. Mi sorprenderei piuttosto che qualcuno lo possa ritenere necessario. Né me la sento di prendermela in particolare con questo libro: ve ne sono tanti così; anzi, sono quasi tutti così. E perché? Perché si è imposto il principio che l’affettività debba essere appresa a scuola al pari del teorema di Pitagora. Con una differenza, si dirà: nessuno si sogna di affermare che il quadrato costruito sull’ipotenusa sia metà della somma dei quadrati costruiti sui cateti, ma l’affettività sarà tema delle opinioni più disparate. Fosse solo questo il problema…Dietro l’affettività, l’amore, la sessualità vi è la morale. Quindi, se si pretende di fare dell’affettività una materia curricolare e di insegnarla come le leggi della chimica, l’esito è inevitabile: la materia diventerà “scientifica” e non sarà tanto l’esposizione di vedute differenti quanto l’educazione alle tecniche per conseguire il massimo “benessere”, con relativa sparizione della questione morale.

Continua su Il Foglio