venerdì 15 luglio 2011

Tommaso d’Aquino e l’eternità del mondo




Introduzione


Quella della creazione era una verità di fede centrale dei tre monoteismi. Nella cristianità, in particolare, l’idea che il mondo fosse stato creato da Dio in principio temporis trovava un fondamento nella Bibbia stessa. Il libro del Genesi, infatti, descriveva una creazione ex nihilo. Anche i Padri della Chiesa avevano dovuto affrontare il tema in contrapposizione alla filosofia pagana che, invece, quando non rifiutava il concetto di creazione ne sosteneva comunque l’eternità. Cioè il mondo, creato o meno, non aveva avuto inizio e non avrebbe avuto fine. In particolare Agostino, sempre fortemente attratto dal Libro del Genesi alla cui interpretazione dedicò vari scritti, aveva difeso la creazione come verità di fede e di ragione insieme. Fu così che per secoli la tesi della creazione dominò incontrastata, anche per lo stabilirsi di facili equazioni fra «creato» e «temporale» ed «eterno» e «increato». 

Tuttavia l’ipotesi dell’eternità del mondo tornò alla ribalta fra il XII e il XIII secolo, generando uno dei più grandi dibattiti della filosofia medievale. Furono infatti questi gli anni della grandi traduzioni che restituirono alla cultura occidentale, seppur in parte, il patrimonio filosofico degli antichi. Le opere più tradotte furono quelle di Aristotele, la cui filosofia offriva una concreta immagine del mondo sia dal punto di vista fisico sia da quello cosmologico. Era quindi una delle migliori guide che il tempo potesse offrire per la rinascita della filosofia naturale. Inoltre si basava su delle idee che sembravano accordarsi con la teologia cristiana, basti pensare al concetto di motore immobile che risultava facilmente identificabile con Dio. Ma la filosofia aristotelica presentava anche aspetti più inquietanti e potenzialmente esplosivi per la fede, motivo per cui Aristotele – dopo un iniziale entusiasmo – fu guardato con crescente sospetto nel mondo islamico tanto da compromettere lo sviluppo della filosofia naturale. Uno di questi era, per l’appunto, l’eternità del mondo.