giovedì 21 luglio 2011

In stato vegetativo da 5 anni. Eppure ascolta e risponde


Cinque anni in "stato vegetativo", poi all’improvviso la capacità di eseguire un ordine complesso quale «prendi il bicchiere, portalo alla bocca e poi restituiscilo nelle mani del medico». C’è un video, oggi, a mostrare quanto è avvenuto due anni e mezzo fa durante un esperimento condotto in collaborazione tra l’Irccs Fondazione Ospedale San Camillo di Venezia, l’Università di Padova e quella di Verona, ma il video non trasmette le emozioni: «Anche un professionista come il sottoscritto è rimasto a bocca aperta», testimonia allora il professor Leontino Battistin, direttore scientifico dell’Irccs veneziano e della Clinica neurologica padovana, con alle spalle tre lustri nella rianimazione di Padova, ovvero «migliaia di stati vegetativi passati per le mie mani».

Eppure anche lei, che ha avviato l’esperimento, è rimasto senza parole.
Era un paziente di 70 anni, in quello stato da 5 a causa di una grave emorragia cerebrale. Poche speranze di successo, insomma.

Era in stato vegetativo?
Questo è un termine che alla comunità scientifica piace sempre meno. Ormai preferiamo definirli tutti "stati di minima coscienza", perché anche nei cosiddetti ultragravi o persistenti la percezione del dolore c’è sempre, con una partecipazione emozionale al dolore stesso. Anche se poi è vero che all’esterno non collaborano, perché manca il collegamento tra corteccia cerebrale e talamo.



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