lunedì 25 luglio 2011

La Chiesa e la borsa


Da sempre nella Chiesa si dibatte sul tema della ricchezza. Essenzialmente esistono due scuole di pensiero, che sono poi le stesse che sorsero all’interno dell’ordine francescano: i conventuali e gli spirituali. Entrambe queste scuole avevano ed hanno i loro versi evangelici di riferimento, commettendo lo stesso errore tipico delle Chiese riformate; ovvero quello di isolare alcuni passi a discapito di una visione di insieme. Le tendenze pauperistiche si sono sempre basate su passi di questo genere:


Vedendo Gesù una gran folla intorno a sé, ordinò di passare all`altra riva. 19 Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: “Maestro, io ti seguirò dovunque tu andrai”. 20 Gli rispose Gesù: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell`uomo non ha dove posare il capo (Matteo 8, 20).


Insieme poi al Discorso delle beatitudini, che esalta la povertà, e alle parabole contro la ricchezza. Tutte cose verissime, ma spesso usate in analisi molto superficiali. Leggendo il Vangelo si potrebbe avere l’impressione di una sorta di divisione manichea fra buoni e cattivi: ovvero fra poveri e ricchi. In realtà nella stessa narrazione evangelica si vede che le cose non stanno così. Il Vangelo presenta Lazzaro come il migliore amico di Gesù, e dalla descrizione della sua tomba si evince che non doveva essere affatto povero. Lo stesso discorso vale per Nicodemo e per Giuseppe di Arimatea, pure detto uomo giusto. Giuda Iscariota, invece, certo ricco non doveva esserlo se rubava dalla cassa (come ha notato Messori), varrà la pena di rileggere il passo:



Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell`unguento. 4 Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: 5 “Perché quest`olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”. 6 Questo egli disse non perché gl`importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. 7 Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. 8 I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me (Giovanni 12, 1-8).


Questo passo ci indica molte cose. In primis confuta una sorta di lettura marxista del Vangelo che vorrebbe i ricchi automaticamente cattivi e i poveri automaticamente buoni. Certo i poveri in quanto tali sono degni di particolare amore e attenzione da parte di Dio (e quindi dei Cristiani), ma la ricchezza non è in sé un male. Gesù la indica come un pericolo per chi la possiede, si potrebbe dire una responsabilità. Infatti il ricco epulone (Luca 16, 19-31) non si danna per la ricchezza, ma perché lascia morire di fame Lazzaro. Lo stesso per l’uomo ricco di Luca 12, 16-21, la sua colpa è di accumulare “tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio”.

In secundis il passo ci informa che Gesù e gli Apostoli avevano una cassa, e che questa era usata anche per beneficare i poveri. Da questa prospettiva il denaro non appare più come lo “sterco del diavolo” ma come un dono e una possibilità: tutto sta a come la si usa. Non stupisce di trovare riferimenti simili anche nella Chiesa antica, si legge infatti in una lettera paolina:


Con lui abbiamo inviato pure il fratello che ha lode in tutte le Chiese a motivo del vangelo; egli è stato designato dalle Chiese come nostro compagno in quest’opera di carità, alla quale ci dedichiamo per la gloria del Signore, e per dimostrare anche l’impulso del nostro cuore. Con ciò intendiamo evitare che qualcuno possa biasimarci per questa abbondanza che viene da noi amministrata (2 Cor. 18-20).


Quindi è già in errore chi si scandalizzi (a priori) di vedere del denaro nella mani di uomini di Chiesa, senza nemmeno curarsi di come quel denaro venga speso. Però il passo di Giovanni ci mette in guardia anche da un’altra tentazione di stampo forse ancora più moralista; quella segnata esclusivamente da una visione mondana e terzomondista per cui il denaro può essere usato solo e soltanto per i poveri. Sono quelli che si scandalizzano per un candelabro decorato o per una mensa eucaristica riccamente addobbata. Le due cose vanno in realtà insieme, lo indicavano già i Padri della Chiesa che raccomandavano di curare sia l’altare che i poveri. Quindi fra le tendenze conventuali e quelle spiritualiste la verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Ovvero nel buon senso e nella misura. Anche Gesù, per festeggiare la Pasqua volle una sala "grande e addobbata" (Luca 22, 12): anche il culto ha le sue esigenze. Inoltre, Gesù quando invita a vendere i tesori si rivolge sempre agli individui. Ci sono vari passi del Vangelo in cui si parla del tesoro del Tempio di Gerusalemme:


 E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: "In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.  Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere" (Marco 12, 41-44)

Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l'oro del tempio si è obbligati. Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l'oro o il tempio che rende sacro l'oro? (Matteo 23, 16-17)

In questi due passi non emerge alcuna critica al Tesoro del Tempio. Anzi, nel secondo passo Gesù dice addirittura che l'oro del tempio è sacro. Certo, apostrofa chi pensa che l'oro sia più importante del Tempio ma non mette in discussione il tesoro. E che dire delle lodi che Gesù riserva alla povera vedova? Qualche super-apostolo moderno la avrebbe aggredita perchè invece di aiutare i poveri, si dava pensiero del tesoro del Tempio che - per giunta - non aveva certo bisogno del suo quattrino. Questo perchè non capiscono il significato profondo del gesto della vedova che, invece, a Gesù non sfugge. Cioè un segno di devozione e d fiducia verso Dio che viene prima di ogni altra cosa. Lo stesso Tempio, con le sue imponenti costruzioni, era un tesoro in cui Gesù si recava volentieri e che difendeva dagli speculatori. Quindi non hanno senso le critiche di quelli che pensano che il Vaticano con i suoi tesori sia un'offesa a Cristo, non può esserlo di per se così come non era il Tempio di Gerusalemme. Quest'ultimo, sì, destinato alla distruzione che Gesù profetizza ma a malincuore (Luca 21).

Questa premessa teologica ci permette ora di arrivare all’attualità. Anche oggi, ovviamente, non manca chi condanna a prescindere la ricchezza della Chiesa per vari motivi. Ci sono i pauperisti che lo fanno dall’interno, e ne abbiamo già parlato. Poi a questi si è unito un nuovo fronte, quello anticristiano. Stiamo parlando di tutte le polemiche che di volta in volta nascono sull’Otto per Mille. Un argomento, questo, già di per sé molto complicato ma reso ancora più scivoloso dalle prese di posizione ideologiche. Qualche tempo fa perfino Sergio Romano è stato obbligato a scusarsi per la disinformazione fatta durante un’intervista radiofonica nella quale aveva detto che l’Otto per Mille viene devoluto al Vaticano, quando invece ovviamente si tratta della Chiesa Italiana. Queste e altre menzogne sono sintomi di un fastidio crescente nei confronti del finanziamento pubblico di istituzioni religiose, incompatibile (dicono) con uno stato laico. Inutile dire che ovviamente la laicità che loro hanno in mente è quella orientale, molto orientale. In realtà non c’è nessuna incompatibilità. Infatti l’Otto per Mille risponde ad un’esigenza pienamente democratica e che ha il merito di rendere partecipe il cittadino riguardo l’investimento dei suoi soldi. Lo Stato chiede un contributo da investire nel sociale, come gli interventi assistenziali e umanitari in Italia e nel mondo. È giusto quindi che, in una materia così delicata, il cittadino sia chiamato a scegliere in base alla propria sensibilità e fiducia. Per questo si può scegliere lo Stato, come si può invece optare per la Chiesa Cattolica e altre Chiese. Il fatto che la Chiesa cattolica ottenga ancora la stragrande maggioranza delle firme non può non far diventare verdi d’invidia gli anticlericali. I quali, spesso, si dicono sempre reverendissimi della volontà popolare…ma guai poi a lasciare che questa si esprima liberamente (e al di fuori delle logiche di partito)! Allora ci sputano sopra. Per questo sarebbe meglio negare questa possibilità, lo sanno bene. Da qui nasce, comprensibilmente, tutta una campagna diffamatoria nei confronti dell’Otto per Mille alla Chiesa Cattolica. Sempre a sindacare su come questa li usa e lamentarsi che siano ancora in pochi (seppur, sembra, in crescita) quelli che firmano per lo Stato. Ovviamente però si guardano bene dal chiedersi come invece lo Stato usi quei soldi, ma alla fine è sempre l’ideologia che conta.

La Chiesa cattolica investe molto in interventi caritativi ma, è vero, buona parte anche per il sostentamento dei sacerdoti. In realtà però la Chiesa cattolica è in grado di investire molto meglio quei soldi rispetto allo Stato e ad altre istituzioni. Per il semplice motivo che lei può contare su un’immensa rete di “volontari a vita” che sono i preti e le suore di tutto il mondo (oltre, ovviamente, ai volontari laici). Questo permette di investire direttamente sul territorio (ospedali, scuole ecc…) senza dover passare per le banche e altre istituzioni benefiche che però hanno i loro costi, per cui alla fine arriva ben poco. Il sostentamento dei sacerdoti (e quindi anche le esigenze di culto) permette invece di tenere in piedi questa grande rete benefica che ha i suoi centri anche nelle parrocchie e nelle diocesi. Per non parlare poi della Caritas che è finanziata dal Cinque per Mille ma che è comunque legata alla Cei (la quale spesso non esita a sostenerla con contributi straordinari). Esiste poi un’altra voce di spesa che è quella, a dir poco ingente, del mantenimento dei beni culturali concentrati in larga parte nei luoghi di culto (che sono anche mete di pellegrinaggi e di turismo, cose che quindi interessano tutti). Chi guarda le Iene (programma certo non sospetto di clericalismo) sa che nei servizi riguardo i Paesi del Terzo Mondo nelle situazioni più terrificanti (come nel caso dei bambini accusati di stregoneria, o nei posti con alti tassi di prostituzione minorile o di gravi carenze sanitarie) capita spesso che non trovino nessuno. Nessuno, se non un prete o una suora che anche grazie all’Otto per Mille compiono con poco opere di straordinario valore umanitario (mettendo anche a rischio la vita). Tutto questo, a detta di alcuni, costerebbe troppo. Le cifre, come sempre nella macro economia, sono da capogiro ma al massimo si può parlare di una felix culpa. Fossero queste le “colpe” della varie associazioni benefiche e della stessa FAO (periodicamente costretta ad ammettere il proprio fallimento, senza mai mettersi però in discussione…). Poi si può discutere sui vai meccanismi dell’Otto per Mille, ma il principio di fondo è giusto e l’uso che ne fa la Chiesa cattolica è buono. Per farsene un’idea non c’è bisogno di andare in Bangladesh, in India o in Africa. Forse basterebbe dare uno sguardo fuori dalla finestra.

Informazioni più dettagliate si trovano qui

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