lunedì 29 novembre 2010

Il mondo alla rovescia di Michele Serra e Fabio Fazio


Gli autori del programma “Vieniviaconme” stanno mettendo in scena un vero teatrino dell’ipocrisia. Tanto che non solo si contraddicono fra di loro sulla natura del programma, come tutti quelli che hanno la coscienza sporca iniziano anche a entrare in contraddizione con se stessi e il mondo che li circonda.


È il caso di Michele Serra, che su L’amaca del 23 novembre dà una tragicomica rappresentazione della questione. Secondo lui, i milioni di malati gravi che in Italia versano in condizioni di abbandono a causa di “fondi pubblici largamente insufficienti” (per usare un eufemismo) sono in realtà i “forti”. Perché, non decidendosi a schiattare sono liberi  “di rimanere in vita a oltranza” (espressione piena di rispetto, che fa venire voglia di aumentare gli aiuti) in quanto non c’è ancora nessuna legge che ne ordini la soppressione. Michele Serra forse non lo sa, ma al mondo non c’è nessuna legge che vieti di aiutare nella sopravvivenza i milioni di persone che ogni anno muoiono per fame e malattie banali. Fatto sta che non si riesce ad aiutarli tutti, e quindi molti muoiono. Eppure anche loro, secondo questa mentalità distorta, sarebbero i forti. Forti di cosa? Perché viene loro riconosciuto il diritto di essere abbandonati alla morte, nel silenzio più assoluto?


Di fronte alla disperazione di tante famiglie che hanno un malato in casa di cui occuparsi, spesso costrette a lasciare il lavoro, vivendo dei pochi aiuti che lo stato offre (quando li offre); quale persona razionale definirebbe questi i forti, in contrapposizione allo strapotere mediatico che hanno avuto Welby, Coscioni e Beppino Englaro? A sentire Serra sembra che la trasmissione abbia raccontato dei casi inediti che nessuno conosceva. E quelli che lui definisce “i forti” non protestano perché sono state raccontate delle storie, ma perché è passato il messaggio che in certe condizioni si possono avere delle vite indegne di essere vissute. E chiedono di potere, per un giorno, parlare con la stessa potenza di un personaggio deplorevole come Beppino Englaro.


Ad ogni modo, la trasmissione per Serra ha avuto una precisa impostazione ideologica. Ci sono i buoni che lottano per l’eutanasia ma che sono “deboli”, quindi noi li invitiamo e raccontiamo le loro storie. Alla faccia degli altri, che sono i “forti” (anche se abbandonati e dimenticati). Di tutt’altro avviso quel re dell’ipocrisia di Fabio Fazio, che (ad una intervistaper il tg3) ha motivato il suo no all’invito dei pro-life col fatto che non si può replicare con delle opinioni a dei fatti. Riprendendo così il diffuso principio ideologico secondo cui le mie idee  sono fatti, mentre i tuoi fatti sono per forza “opinioni”. Ma facendo intendere che la trasmissione ha, appunto, raccontato solo dei fatti (come per dovere di cronaca) senza lanciare nessun messaggio. In contraddizione quindi col Serra del 23 novembre. Ma anche con Fazio del 25 novembre, in un comunicato che adduceva due ragioni.


La prima, quella “specifica” rivendicava una già avvenuta rappresentanza universale con la lettura della sentenza di Cassazione sul caso Englaro. Cioè, i malati che “vogliono vivere a oltranza”, devono sentirsi rappresentati dalla sentenza che ha dichiarato la loro condizione di esseri sopprimibili in via di principio. Sarebbe come far parlare degli stalkers facendogli spiegare che a volte la violenza sulle donne è ammissibile; le polemiche sarebbero ovviamente feroci, anche in questo caso a Fazio – per levarsi dagli impicci – dovrebbe bastare la lettura della sentenza della Cassazione (che rappresenta tutti) che ha stabilito come attenuante il fatto che la donna abbia un “carattere forte”.


La seconda, quella di principio, sta nel fatto che “un programma di racconti, come il nostro, non ha la pretesa ne’ il dovere ne’ la presunzione di rappresentare tutte le opinioni”. Però alcune sì, le loro. Quindi la trasmissione non ha solo raccontato fatti, ma anche manifestato opinioni (come è normale che sia). Inoltre “Se ogni associazione o movimento che non si sente rappresentato da quanto viene detto in trasmissione chiedesse di dire la sua, non basterebbero mille puntate di ‘Vieniviaconme’.”. Giustissimo, o tutti o nessuno. Allora però ci dovrebbero spiegare perché Maroni invece il diritto di replica lo ha avuto eccome. E, salvo il principio che nessuno li può obbligare, perché ritengano così inopportuno che – dopo aver parlato di malattia solo in senso eutanasico – si inviti, per esempio, una persona così autorevole come il dottor Melazzini a fare un elenco del perché in Italia molti italiani che vorrebbero vivere sono in pratica considerati dallo Stato già morti.


In effetti è difficile prendere una decisione per una trasmissione che racconta solo fatti e non opinioni. Ma che in realtà rappresenta alcune opinioni, non tutte. Pur in realtà vantando rappresentanza universale tramite la Cassazione. La faccenda è terribilmente complicata.


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