martedì 20 luglio 2010

Il Paradiso secondo gli atei

Oggi nel sito ateistico più famoso d’Italia, il segretario Raffele Carcano si lamenta che quello delle Maldive sia “un altro paradiso illusorio”. Motivo, l’intolleranza del regime islamico verso i non credenti che pare abbia spinto al suicidio un ragazzo. Fatto triste, certo. Quello che interessa è il commento: L’ha fatto perché ateo, perché per gli atei non c’è posto in nessun paradiso. Davvero strappalacrime, il segretario di un’associazione che percepisce anche il cinque per mille per la sua attività di “promozione sociale” del fondamentalismo. Da sempre l’UAAR si interessa degli episodi di intolleranza religiosa. Potrebbe sembrare semplice informazione, invece i suoi poveri membri sono vittima di una vera e propria manipolazione.

Mi spiego. La notizia è buona se l’islamista di turno uccide il missionario; se in Irlanda cattolici e protestanti se le danno di santa ragione. Così che l’ignaro lettore recepisce, e manifesta nei commenti, l’implicito messaggio: Visto? Le religioni fanno schifo; vanno eliminate, producono solo violenza. La notizia non è buona, o meglio non esiste, se invece l’intollerante è un ateo. Se un vescovo cinese è rapito e imprigionato dal regime che da sempre combatte la “superstizione”, allora la notizia non è buona. Per questo se nel motore di ricerca del sito ciccate su “Maldive” o “Pakistan” troverete numerosi post. Se cercate qualcosa della Cina, cioè sul paradiso degli atei (che Carcano stranamente non conosce), avrete zero risultati. Rimane solo qualche traccia della repressione del Tibet, ma senza giudizi morali né lacrimevoli considerazioni che spettano solo alle vittime atee. E anzi, i pochi post sul Tibet forniscono a molti lettori il pretesto per mostrare la loro simpatia verso la Cina atea e per insultare il Dalai Lama. Cina che del resto è la capitale mondiale dei suicidi, tanto per restare in tema.

Nell’era di Internet, chi può abboccare ad un’informazione così parziale e strumentale? Chi, se non i novelli e improvvisati Voltaire dell’illuminismo laico?